di Siep
Affari per milioni e milioni di euro grazie al traffico di coca e altra droga, gestito da capi di cartelli potentissimi e consorziati tra loro. E poi i sottoaffiliati per creare il sistema milionario dello spaccio di Scampia e non solo. Da stanotte è scattata una nuova operazione della Dda, che smantella dai vertici l'organizzazione criminale.
Quattordici misure di custodia cautelare (13 in carcere, una ai domiciliari) emesse dal gip di Napoli su richiesta della Dda sono state eseguite stamane da agenti della squadra mobile della questura partenopea, dello Sco e del Gico della Guardia di finanza. Le accuse contestate a vario titolo ai destinatari vanno dall'associazione mafiosa al traffico di droga, dal tentato omicidio alle estorsioni: tra loro Salvatore Di Lauro, 30 anni, uno dei figli del boss Paolo.
Coinvolto anche un appuntato scelto della Gdf di Napoli, C. A., attualmente sospeso dal servizio, in relazione a un tentato omicidio avvenuto nell'ambito della faida che contrappose i clan di Scampia. L'ordinanza eseguita oggi fa seguito a una precedente misura cautelare nei confronti di 27 persone, per i medesimi reati, risalente al giugno scorso e poi annullata dal gip.
Più filoni di indagine ch eosno confluiti in un unico procedimento. Indagini e accertamenti condotti distintamente dai da varie forze dell'ordine sotto il coordinamento della Dda, grazie ai quali è stato possibile accertare le responsabilità di capi, promotori e sodali delle associazioni camorristiche Di Lauro e Vinella Grassi, attive nei quartieri di Secondigliano e Scampia.
Sono stati ricostruiti gli interessi criminali, con particolare riferimento ad un vasto traffico di sostanze stupefacenti, per lo più hashish e cocaina, che vedeva coinvolte figure di vertice dei clan, in affari tra loro e con altre consorterie tra cui, in particolare, i Marfella-Pesce di Pianura.
Tra gli elementi apicali delle richiamate consorterie attinti dalla misura cautelare eseguita, si segnala Salvatore DI Lauro, 30 anni, detto «Terremoto», uno dei figli del boss Paolo (alias «Ciruzzo 'o milionario»).
Oltre all’ingente business del traffico di stupefacenti descritto, è stato accertato anche un ampio giro di furti di auto e conseguenti estorsioni attraverso la tecnica cd del cavallo di ritorno. Le indagini hanno censito l’operatività dei clan a partire dal 2012, epoca in cui, dopo la definitiva scissione dai Di Lauro, avvenuta nel 2007, il gruppo della Vinella Grassi si era nel tempo affermato sempre più sugli scenari di Secondigliano e Scampia, stringendo alleanze con i Marino e Leonardi e dando vita allo scontro armato con gli Abete-Abbinante-Notturno, noto come terza faida di Scampia.
Grazie a meticolose attività investigative, finalizzate a riscontrare convergenti dichiarazioni collaborative rilasciate sull’accaduto, si è potuto accertare, nell’ambito della citata faida, il coinvolgimento in un tentativo di omicidio - ai danni di Giovanni Esposito, detto «'O muort» - anche da parte del presunto finanziere “infedele” con il grado di appuntato scelto, allora in forza al Gruppo Pronto Impiego di Napoli e attualmente sospeso dal servizio. Oltre a figurare tra i soggetti più vicini ad Antonio Mennetta durante il suo periodo di latitanza, è emerso il suo diretto coinvolgimento proprio nel traffico di sostanze stupefacenti gestito dall’organizzazione della Vinella Grassi, intessendo, tra l’altro, diretti rapporti anche con figure apicali della consorteria Di Lauro.