Era stato il gip del Tribunale di Napoli a dire no, all'epoca, all'adozione di misure cautelari. Ecco perchè il pm della Dda Luigi Landolfi aveva proposto appello, ma il Riesame ha qualificato come inammissibile il suo ricorso, con una decisione che ha incrociato favorevolmente le conclusioni della difesa.
Nessun provvedimento restrittivo, dunque, nell'indagine dei carabinieri del Reparto operativo del Comando provinciale di Benevento sul clan Sparandeo. Undici le persone chiamate in causa a vario titolo, con accuse e posizioni diverse. Questa mattina il via all'udienza preliminare, poi rinviata in prosieguo al 16 aprile, anche per consentire l'eventuale ricorso a riti alternativi.
Nel mirino dell'attività investigativa, terminata nell'autunno dello scorso anno, alcune vicende relative all'uso di un appartamento, ma non solo, e al mancato pagamento di lavori e materiali. I fatti vanno dal settembre 2016 al febbraio 2017, le richieste di rinvio a giudizio riguardano Corrado Sparandeo, 61 anni, Arturo Sparandeo, 35 anni, Antonio Calabrese, 58 anni, Veronica Citarella, 38 anni, Gabriele De Luca, 29 anni, Maria Intorcia, 44 anni, Carmine Morelli, 58 anni, Stanislao Musco, 41 anni, Floreano Santamaria, 55 anni, Mario Siciliano, 54 anni, Maurizio Zampino, 45 anni, tutti della città.
Si tratta di un'inchiesta di cui ci siamo già occupati, nella quale ai due Sparandeo e a Citarella viene contestata l'associazione per delinquere di stampo camorristico, ad Arturo Sparandeo, Citarella, Intorcia e Santamaria un'ipotesi di falso con l'aggravante del metodo mafioso. Attenzione centrata su una richiesta, depositata a fine 2016 a palazzo Mosti, per ospitalità temporanea presso un alloggio assegnato ad una anziana, estranea alla storia. Il motivo? L'assistenza domiciliare alla pensionata.
Un'ipotesi di falso, sempre con la stessa aggravante, riguarda Calabrese, addetto all'ufficio protocollo del Comune di Benevento, che avrebbe attestato, a detta della Dda, che l'assegnataria della casa, da qualche anno ricoverata presso una struttura di Molinara, aveva consegnato una dichiarazione di ospitalità temporanea. E ancora: secondo gli inquirenti, Intorcia e Zampino, quando erano stati ascoltati, avrebbero fornito informazioni false al Pm in riferimento ad alcuni incontri.
C'è poi il capitolo delle estorsioni, tutte con l'aggravante del metodo camorristico. Quattro quelle ricostruite dall'accusa: la prima, prospettata a carico di Citarella, Corrado e Arturo Sparandeo, è relativa al mancato pagamento al titolare di un'impresa edile della provincia di Napoli di un importo di 5mila euro per un intervento di ristrutturazione in una casa di via Quasimodo. Per gli stessi tre e Siciliano l'addebito di un'estorsione della quale avrebbero fatto le spese dipendente e proprietario di una ditta di ceramica che non avrebbero incassato 6500 euro, il corrispettivo di rubinetteria e arredo bagno.
Stessa sorte avrebbe subito il titolare di una ditta di vernici e colori che sarebbe stato costretto a cedere materiale per un valore di 1000 euro. Un episodio del quale sono stati chiamati a rispondere Morelli, Musco e i due Sparandeo. Infine, De Luca e i due Sparandeo si sarebbero fatti consegnare 100 euro dal gestore di un pub. Sono impegnati nella difesa, tra gli altri, gli avvocati Antonio Leone, Gabriele Nuzzi, Luigi Giuliano, Alberto Mignone e Antonio Bruno Romano.
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