di Simonetta Ieppariello
E' ancora giallo fitto sul caso dei tre desaparecidos napoletani in Messico. Ieri sera la fiaccolata, oggi l'incontro dei parenti con il sindaco Luigi de Magistris. (guarda il servizio di 696 tv)
Il primo cittadino ha riferito di aver ricevuto alcune richieste dalle famiglie di cui - ha detto - «riferirò in giornata al ministro Alfano che ho già cercato e che mi hanno detto mi richiamerà essendo impegnato in una missione all'estero». Tra le richieste avanzate dalle famiglie quella di essere ricevuti personalmente dal numero uno dei dicastero.
«Credo - ha sottolineato de Magistris - che sia una richiesta che il ministro possa esaudire. La scomparsa di queste persone è una vicenda molto inquietante, mi auguro e farò tutto il possibile affinché l'attenzione sia molto alta e affinché il Governo e le forze istituzionali facciano di tutto per far sapere ai familiari lo stato della situazione».
Ieri sera intanto c’è sta una fiaccolata e un corteo per chiedere la liberazione di Raffaele Russo, 60 anni, del figlio Antonio, 25 anni e del nipote Vincenzo Cimmino, 29 anni, tutti napoletani e scomparsi il 31 gennaio scorso nella regione di Jalisco, in Messico. Un corteo compatto ha sfilato gridando “Liberi, liberi, liberi”.
«Aiutateci a riportare a casa i nostri fratelli». Hanno detto più volte in coro.
C'è preoccupazione sui volti della famiglia degli scomparsi. Ma c'è anche rabbia «perché solo in queste ore vediamo che qualcuno si sta muovendo». Dopo l'intervento del ministro degli Esteri, Angelino Alfano, «siamo più fiduciosi e certi che qualcuno si sta interessando», dice Gino Bergamè, portavoce della famiglia Russo.
Nella notte fra martedì e ieri il ministro ha chiamato il suo omologo messicano. Annunciano altre iniziative affinché «qualcuno ci metta la faccia e si prenda la responsabilità». In piazza c'è anche la moglie, la mamma, dei sequestrati. E poi amici, parenti. «Speriamo di vederli vivi e liberi - dice uno zio di Francesco Russo - vogliamo sapere cosa è successo, vogliamo giustizia. E se non sono più vivi, vogliamo almeno i loro corpi».