Avellino

 

di Andrea Fantucchio 

E' alla fasa conclusiva l'inchiesta sulla lottizzazione del torrente San Francesco. Sei le persone sottoposte a indagini. Nei loro confronti gli inquirenti della Procura avellinese hanno ipotizzato, a vario titolo, i reati di violazione di vincolo paesaggistico, lottizzazione abusiva e falso.

Nel mirino dei magistrati la realizzazione del complesso edilizio da parte della “Sefin srl” nella zona H1 numero 5 (le così dette "torri") poco distante dall'autostazione di Avellino.

Nel registro degli indagati sono finiti due dirigenti del Comune di Avellino, quello responsabile del servizio Piani e Programmi, e quello che si occupa dei procedimenti.

Insieme a loro il direttore dei lavori, l'amministratore unico della "Sefin Srl", società committente e proprietaria, e l'amministratore legale e titolare dell'impresa esecutrice dei lavori, la "D'Agostino Angelo Antonio Costruzioni Generali S.r.l.".

Le indagini, svolte dai carabinieri forestali, sono state avviate tre anni fa e condotte dal procuratore capo, Rosario Cantelmo, e dai sostituti, Roberto Patscot e Teresa Venezia.

Per gli inquirenti i dirigenti comunali avrebbero attestato il falso perché, in una relazione indirizzata alla Regione, hanno affermato che «per effetto delle trasformazioni subite dal Vallone San Francesco, eccetto che per le risultanze istruttorie in sede regionale, in maniera oggettiva si può definire l'irrilevanza paesaggistica del corso d'acqua in quanto l'intero tratto considerato non ha più le conseguenti caratteristiche: nella aree con termini non presenta: zone archeologiche, manufatti edilizi di notevole valore storico architettonico». Cosa che per i magistrati avellinesi non è vera.

Gli altri indagati sarebbero responsabili, fra l'altro, di aver realizzato delle volumetrie in eccesso, difformità nella previsione e realizzazione dei parcheggi relativi ad attività commerciali, non aver previsto le necessarie quantità di spazi pubblici .

Gli indagati hanno venti giorni di tempo per presentare delle memorie difensive o per farsi ascoltare dagli inquirenti. Subito dopo la Procura deciderà se chiedere al giudice per le udienze preliminari il rinvio a giudizio dei presunti responsabili.