Benevento

I loro nomi compaiono nell'avviso di conclusione dell'inchiesta diretta dal sostituto procuratore Miriam Lapalorcia. Sono quelli di tre medici in servizio, in base ad una convenzione con l'Asl, presso la casa circondariale di contrada Capodimonte, tirati in ballo dall'indagine sulla morte di Agostino Taddeo, 59 anni, di Benevento, già noto alle forze dell'ordine, avvenuta nella notte tra il 12 ed il 13 ottobre del 2016 al Rummo, dove si trovava da qualche giorno. Quando era stato trasferito in ospedale dopo aver accusato un malore all'interno del carcere, del quale era ospite. I tre dottori, in particolare, sono stati chiamati in causa per aver visitato il detenuto il 3, il 4 ed il 5 ottobre.

Affetto da problemi di natura cardiovascolare, Taddeo stava infatti scontando una condanna a tre anni, diventata definitiva, che gli era stata inflitta per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Si era sentito male, per questo era stato soccorso e, viste le sue condizioni, immediatamente trasportato al Rummo. Qui, era stato sottoposto ad un intervento chirurgico, poi era stato ricoverato nel reparto di rianimazione, dove il suo cuore aveva cessato di battere per sempre.

La salma era stata sequestrata all'epoca su ordine del sostituto procuratore Iolanda Gaudino, ora non più in servizio nel capoluogo sannita, che nei giorni successivi aveva affidato l'incarico dell'esame autoptico al medico legale, la dottoressa Monica Fonzo, avvisando, per consentire loro l'eventuale nomina di un consulente, i familiari di Taddeo, uno dei quali rappresentato dall'avvocato Vincenzo Sguera.

Un lavoro, quello curato dalla specialista indicata dalla Procura, che non avrebbe ravvisato profili di responsabilità a carico dei sanitari del Rummo, ed avrebbe messo nel mirino il livello di assistenza assicurato al 59enne nella struttura detentiva.

Ora la chiusura dell'indagine, inizialmente avviata contro ignoti, ed il coinvolgimento dei tre medici – sono difesi dagli avvocati Angelo Leone, Nino Del Piero e Benedetto Di Maio -, che hanno adesso a disposizione venti giorni per chiedere di essere interrogati o produrre memorie. Esaurita questa fase, il Pm deciderà se proporre il rinvio a giudizio o l'archiviazione.

Esp