di Andrea Fantucchio
Attesa per il “superpentito” del clan Genovese, Gianluca Moscatiello. Domani comparirà in aula come testimone nel processo per concorso in tentato omicidio a carico di Luigo Viesto, rappresentato dall'avvocato Rolando Iorio. Viesto è imputato per l'agguato fallito che ha preceduto l'esecuzione di Walter De Cristofaro. Crivellato di colpi di fronte al bar Tiglio, a San Biagio di Serino, il 12 luglio del 2000.
De Cristofaro era stato freddato da due sicari armati di passamontagna. Si erano allontanati su una Seat Ibiza sulla quale si attendeva il terzo complice. Per quel delitto sono stati incriminati proprio Raffaele Spiniello, ascoltato nella scorsa udienza, e Pasqualino Bianco. Un plotone di esecuzione che, come ha raccontato lo stesso Spiniello, agiva per conto dei due boss Modestino e Amedeo Genovese.
Per gli inquirenti Viesto avrebbe dovuto condurre la vittima nel luogo prescelto per l'agguato, la casa di un altro ex esponente del clan, e avvertire gli esecutori materiali dell'omicidio. Spiniello ha raccontato, incalzato dalle domande del pm Francesco Soviero, di come il clan Genovese si spartisse il territorio irpino con i Cava. Fra estorsioni, spaccio di droga e anche omicidi. Per il pentito a De Cristofaro sarebbero stati fatali i dissidi con Modestino Genovese.
Il luogo prescelto per l'omicidio era la casa di Giulio Acierno. Assistito dall'avvocato Gaetano Aufiero e già assolto dall'accusa di concorso in omicidio. De Cristofaro sarebbe stato attirato con la scusa di consumare cocaina. Ma il delitto non era stato consumato: il bersaglio, forse allertato da una soffiata, non si era presentanto nel luogo convenuto.
Domani toccherà a Moscatiello provare a far luce sull'accaduto. Il pentito era considerato dall'inquirenti un riferimento fondamentale per i Clan Cava e Genovese: faceva da tramite per lo spaccio di droga e la consegna di orologi e gioielli e detenuti eccellenti. A occuparsi della difesa della moglie e dei figli di De Cristofaro, che si sono costituiti parti civili, i penalisti Michele Scibelli e Antonio Iannaccone.