I mesi aumentano uno dopo l’altro inesorabilmente e la situazione si fa sempre più drammatica. Come dimenticare in questa giornata del primo maggio gli operai idraulico forestali, calpestati da una politica che in quell’ente ha fatto solo danni. Basta fare un passo indietro nel tempo.
Ecco cosa ci disse mesi fa Gianfranco Granato, più volte in prima linea anche attraverso gesti estremi fino a tentare il suicidio: “Io non voglio morire per loro”, siamo senza stipendio e il vero dramma è quello della mia famiglia. Non ho vergogna a dirvi, che ci manca persino il pane da mettere a tavola.” Poi Gianfranco scoppiò in lacrime nel parlare dei suoi figli: “Vanno a scuola senza libri, non ho soldi per comprarli.”
La situazione per lui e tanti altri operai non è affatto cambiata, anzi è peggiorata ulteriormente.
Cortei, sit in, riunioni su riunioni, non sono serviti a nulla. La rabbia resta altissima: “Se alziamo la voce più di tanto o se ci presentiamo a protestare, rischiamo anche di essere denunciati. Il nostro destino è quello di morire di fame. I soldi che avrebbero dovuto garantire un nostro stipendio, sono finiti altrove, per colpa di una politica scellerata. Errori su errori, sprechi, che hanno prodotto questo disastro e a pagare siamo noi operai. Oggi per noi altro che festa, è un giorno di lutto.” E’ lo sfogo di chi ha trascorso notti su un tetto al freddo e al gelo, di chi disperatamente si reca in quell’ente ogni giorno per chiedere un sacrosanto diritto, di chi ha lavorato con dignità e intende farlo ancora.
Il primo maggio per gli operai forestali non può essere una festa del lavoro.
Gianni Vigoroso