Avellino

 

di Simonetta Ieppariello

Un coro unanime di proteste collega quelle due porzioni di città ormai separate, dal traffico veicolare interrotto, ormai da mesi. Il ponte della Ferriera chiuso da settembre resta il dramma per un intera periferia, quella Sud di Avellino, tagliata fuori dal centro del capoluogo.

E rischia di chiudere un’altra attività lungo via Cascina a due passi dal gigante malato, il Mercatone. Una storica attività che per venti anni è andata avanti, ma che ora rischia di dover chiudere e, forse, riaprire altrove, perché i disagi dovuti ai lavori del tunnel vanno avanti da troppo tempo e gli incassi sono sempre meno. (vedi servizio 696 tv)

La signora Patrizia racconta, ai microfoni di 696 tv la sua rabbia e la sua volontà di costituirsi parte civile contro il Comune per quanto accaduto, per i riflessi disastrosi sul commercio di una eterna incompiuta. 

Sì perché il dramma del Ponte della Ferriera interrotto per i lavori dei realizzazione del Sottopasso accomuna i residenti e commercianti, i cittadini e automobilisti dall’uno e dall’altro lato dello storico Ponte della Ferriera. Un complicato dedalo di nuovi sensi di marcia ha imposto l’arrivo da un lato all’altro attraverso via Sant’Antonio Abate, corso Umberto, via Quattrograne e così via. Risultato? Saracinesche che continuano ad abbassarsi e la rabbia di chi si trova alle prese con gli incassi che si riducono anche del 50 per cento. Si abbassano nel silenzio sordo di una parte di città che si racconta dimenticata da chi governa. Intanto i pedoni continuano a marciare e piedi su quel ponte, tra degrado, rabbia e lavori da completare. 

Su via Due Principati, via Cascina e zone limitrofe il coro di protesta è unanime. “Abbiate pazienza” recita la locandina distribuita dal comune che ha assicurato tempi certi, brevi, in più occasioni. “Promesse mai mantenute” raccontano in tanti. “Mi auguro che non vendano a chiedere voti - spiega la signora Patrizia -. Alle prossime comunali non voterò per nessuno. Viviamo da anni di rassicuranti promesse di aiuti, completamento dei lavori. E poi? Siamo noi commercianti a vedere i sacrifici di una vita finire nel nulla di un dramma incassi che si riducono sempre più. Come devono fare i nostri clienti a raggiungerci? Le signore a piedi dal rione San Tommaso o Rione Mazzini non riescono neanche a camminare in sicurezza tra reti, restrizioni, disagi e paura. Quando cala il buio diventa una grande terra di nessuno. Sembriamo le due Coree. Una a Nord e l’altra a Sud. Devono fare presto. Il Ponte và riaperto. Subito».

Anche su via Due Principati la stessa considerazione di tanti esercenti come la storica panettiera Di Martino. Attività accordata, condotta con enormi sacrifici dalla signora, decana del commercio avellinese che racconta come, in pochi mesi, i suoi affezionati del clienti abbiano abbandonato il suo negozio. Troppo difficile arrivare nella zona dell’ex ospedale Capone, diventato una sorta di vicolo cieco come raccontano tutti. «Ci hanno distrutto ci hanno tolto tutto - racconta la signora Adelina -. Avellino è diventata una città impossibile, sporca e piena di disagi. E’ tutto trascurato. Avevo i miei clienti. I miei clienti affezionati devono affrontare lunghi percorsi in auto, difficili percorsi pedonali per raggiungermi. Rischiamo tutti la chiusura se il Ponte non riapre in tempi brevi».