Emozionante, fantastico, bellissimo. Non esistono aggettivi per descrivere quanto accaduto oggi pomeriggio in un Arechi tornato finalmente a vestire i panni di principe degli stadi e che ha saputo prendere per mano la Salernitana risultando determinante ai fini del risultato. Se oggi la Salernitana ha vinto la partita lo deve non solo alla bravura dei calciatori, dell'allenatore e di una società che entrerà nella storia anche per i tre derby consecutivi messi in cassaforte, ma anche allo strapotere della miglior tifoseria della serie B, un pubblico trascinante, caloroso e che dodicesimo uomo lo è davvero e non solo per retorica. Stavolta ci piace partire dalla fine, dagli ultimi 10 minuti della sfida contro un Avellino che all'Arechi continua a perdere partite su partite. Era l'ottantesimo e i 15mila cuori granata presenti hanno dato letteralmente spettacolo, un muro umano da pelle d'oca che ha definitivamente annichilito l'avversario e galvanizzato una Salernitana che non può prescindere dall'apporto del pubblico amico. L'immagine dei calciatori in festa sotto la Sud è una delle copertine più belle della giornata, il modo migliore per riconciliarsi con il calcio dopo il dramma della scorsa settimana. Il "Despacito" granata ha fatto saltare di gioia ed euforia tutti, persino i più critici della tribuna hanno sventolato bandiere, vessilli e sciarpe travestendosi da ultras e cantando con una passione smisurata, quasi con le lacrime agli occhi.
Il boato liberatorio ai gol di Kiyine e Sprocati ha fatto tremare le mura dell'Arechi, un'esplosione totale sulle note di "Chi non salta è di Avellino" che riecheggiavano nelle strade cittadine sin dalle prime ore del mattino, un qualcosa di troppo bello da poter descrivere a parole e che solo chi era presente potrà raccontare. Lo zoccolo duro ha capito il momento e la Sud ha coinvolto tutti i settori, uniti per conquistare tre punti fondamentali per la classifica e per il morale e per mettere da parte le contestazioni di dieci giorni fa. Non sono mancati naturalmente gli sfottò: dal classico "pisciaiuoli" da una parte al "dietro ai monti c'è un paese", passando per il tormentone di "Perchè, perchè...2-1, 2-2, 2-3" e alla goliardia del popolo irpino che ha definito "succursale della Lazio" la vittoriosa Salernitana. Fatta eccezione per qualche lancio di oggetti tra la curva Nord e i distinti inferiori, tutto è filato liscio e lo spettacolo sugli spalti è stato bellissimo. Persino Bocalon, apparentemente timido e introverso, ha chiesto spesso alla curva di alzare il volume del tifo, conferma del fatto che i giocatori riconoscono l'importanza della piazza e vogliono costruire le proprie fortune sull'aiuto del pubblico. Perchè un Arechi così coinvolgente può davvero farti partire 2-0 a prescindere e contro chiunque. Chapeau!
Gaetano Ferraiuolo