La Uil Avellino Benevento comunica che nel Paese sono stati circa 102 mila i posti di lavoro salvaguardati dalla cassa integrazione nel primo mese dell’anno 2018.
In tale mese sono state autorizzate 17,3 milioni di cassa integrazione con una flessione del 13% rispetto a dicembre 2017 e del 43,3% rispetto al mese di gennaio 2017. Analizzando i dati su scala provinciale, si evidenzia che sul territorio sannita nel mese di dicembre 2017 erano state autorizzate 26.551 ore di cassa integrazione ordinaria, mentre erano state 287.440 le ore di cassa integrazione straordinaria erogate. Infine, non erano state somministrate ore di cassa integrazione in deroga, per un totale di 313.991 ore. Nel gennaio 2018, invece, le ore di cassa integrazione ordinaria risultano pari a 34.663. L’indicatore della straordinaria segna 12.870 ore, e non sono state distribuite ore in deroga. Il totale è perciò pari a 47.533 ore.
L’analisi evidenzia, dunque, che alla differenza dei dati comparati dicembre 2017 - gennaio 2018 corrisponde una percentuale complessiva di - 84,9 di ore distribuite sul nostro territorio.
E’ però importante, per esaustività di analisi, precisare che a oggi risultano anche e 19 milioni di ore complessive autorizzate dai Fondi di Solidarietà, di cui 16,6 milioni di ore per prestazioni di sostegno al reddito, non ricomprese nei dati mensili diffusi dall’Inps, a cui si aggiungono le prestazioni erogate dal Fondo di Solidarietà Bilaterale per l’Artigianato (Fsba) che, da regolamento interno, prevede un calcolo non basato sulle ore, ma che comunque vede coinvolta una platea di oltre 12 mila dipendenti per i quali sono state erogate prestazioni: assegno ordinario e assegno di solidarietà.
A prima vista, l’andamento su quanta cassa integrazione viene richiesta, sembrerebbe il riflesso di una ripresa del sistema produttivo, ma nella flessione continua di questo ammortizzatore sociale, dobbiamo tener conto di due fattori rilevanti: da una parte l’abrogazione della cassa in deroga che ha fortemente inciso, quantitativamente, sui dati nel passato e, dall’altra, l’introduzione di un costo più elevato della cassa straordinaria.
Occorre, quindi, capire se al calo dello strumento di integrazione salariale, si accompagni un innalzamento dei licenziamenti. Ricordiamoci anche che dal 1° gennaio di quest’anno è in vigore un importo raddoppiato del ticket licenziamento nell’ambito di licenziamenti collettivi effettuati da datori di lavoro tenuti alla contribuzione per il finanziamento della cassa integrazione straordinaria. Se tale nuovo importo contributivo inciderà come deterrente sulla riduzione dei licenziamenti ancora non lo sappiamo, ma intanto ci piacerebbe interpretare i dati sulla cassa integrazione come positivi, anziché darne una lettura negativa in termini di perdita di occupazione. Ma, purtroppo, crediamo che questo secondo sentore sia più realistico, visto l’aumento delle domande di disoccupazione.
“A fronte della necessità di non abbassare la protezione sociale nei troppi casi in cui le ristrutturazioni aziendali rischiano di produrre licenziamenti ed esuberi, bisogna nel contempo - a detta di Fioravante Bosco (Uil Avellino - Benevento) - rimettere al centro delle politiche economiche azioni per favorire gli investimenti, rendere meno facile per le imprese assumere con troppi contratti temporanei, e favorire il contratto stabile. Ciò è perseguibile anche innalzando il costo per i contratti a termine e favorendo le imprese che investono sul lavoro non precario.
Così come deve proseguire un’azione tesa a rafforzare la contrattazione anche nei casi di ristrutturazione aziendale mettendo in campo più protezione ma, anche più politiche attive, utilizzando i recenti strumenti come l’assegno di ricollocazione.
Strumento allargato anche alle persone colpite dalle crisi e che debbono essere accompagnate verso un nuovo lavoro prima del drammatico trauma personale del licenziamento. Infine – conclude Bosco – l’annuncio del disastro Sannio è ormai sotto gli occhi di tutti: quel -84,9% delle ore autorizzate è la dimostrazione che dopo la perdita dei posti di lavoro, ora stanno finendo anche gli effetti degli ammortizzatori sociali”.
Redazione Bn