Sembra di sentirlo, quell'inquietante rumore di sette colpi di pistola sparati in successione; sembra di sentirlo, quel cupo e tetro botto di una bomba fatta esplodere dinanzi ad una abitazione a Paolisi. L'ultimissimo teatro di una delle intimidazioni che dall'inizio dell'anno affollano le cronache.
Benvenuti nel Sannio, in una terra che qualcuno in passato ha provato a magnificare, in maniera interessata, come oasi di tranquillità. Un'etichetta infelice appiccicata ad un territorio che, pur facendo registrare da sempre i più comuni fenomeni criminosi – estorsioni, usura e spaccio su tutti -, appariva tale nel contesto regionale, a dir poco devastato ed infestato dalla presenza della criminalità organizzata. Roba che, ormai da tempo, neanche le copertine patinate della propaganda riescono più a sostenere.
La realtà urla, infatti, una tendenza che rende la nostra provincia sempre più simile a quelle che si credeva fossero lontanissime. Non è così, purtroppo, perchè la contiguità topografica si è evoluta in forme di importazione di metodi che rimandano a quelli 'tradizionalmente' in voga in altre zone. Come spiegare altrimenti il ricorso agli esplosivi o l'uso sempre più frequente delle armi da fuoco non solo come deterrente, come strumento di minaccia? Gli episodi si ripetono a tambur battente, non conoscono alcuna soluzione di continuità. E contribuiscono a disegnare un quadro che si riempie della comprensibile paura provata dalle vittime e dell'inevitabile preoccupazione dell'opinione pubblica.
Attentati – Airola (2), Moiano , Pontelandolfo, Paolisi - e rapine - Amorosi, Frasso Telesino, Benevento e Paupisi -, alcune delle quali con modalità particolarmente violente, non sono soltanto ciò che ne restituiscono i resoconti. Il racconto parcellizzato rischia di darne un'immagine frammentata. E non perchè esista un solo ed unico movente in grado di decrittarli, ma perchè non rende appieno il clima complessivo che ormai si respira da queste parti. Aria pesante, bisognerà evitare che diventi irrespirabile.
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