Napoli

 

di AnFan 

Un'associazione a delinquere che si occupava di rifornire di documenti chi non poteva ottenerli: come pregiudicati e irregolari. Al vertice, come riportato dall'Ansa, c'era un funzionario della Prefettura di Napoli.

Secondo gli inquirenti la rete si avvaleva di mediatori che mettevano in contatto i “clienti” con il funzionario e i suoi complici. Poi avvenivano le trattative. Denaro in cambio di permessi di soggiorno, patenti, e altri documenti che i diretti interessati avrebbero faticato a reperire altrove. Visto che molti di loro avevano alle spalle precedenti penali che li rendevano incompatibili per ricevere quel tipo di documentazione.

Associazione per delinquere, corruzione, falso, abuso d’ufficio, accesso abusivo a sistema informatico, sono i reati ipotizzati dal pm, Ida Frongillo, e dal sostituto procuratore Alfonso D'Avino.

L'inchiesta si intreccia con altre indagini: quella contro l'assenteismo dei medici, nell'ospedale Loreto Mare, e quella sui presunti esami truccati nella facoltà di Medicina nell'università Federico II. Mesi e mesi di indagine che hanno visto in prima linea i carabinieri dei Nas. Perquisizioni, intercettazioni, appostamenti. Poi il blitz decisivo in Prefettura.

Tutto era nato da alcune segnalazioni che hanno spinto gli inquirenti a investigare. Ipotesi che hanno trovato le conferme sperate. Le indagini, infatti, hanno rivelato proprio l'esistenza di un rodato sistema di semplificazioni amministrative. Un'associazione, questo quanto sostenuto dagli inquirenti, che era capace di soddisfare anche i clienti con fedine penali compromesse. Grazie a una fitta rete di contatti e mediatori che permettevano di tenere i rapporti e di mandare avanti il sistema, senza dare nell'occhio. Almeno fino a quando qualcuno ha deciso di denunciare tutto. E ha così dato il via all'indagine.