di Siep

«Ci sbrighiamo in tempo per l'allenamento?»: gli agenti del commissariato di Scampia hanno interrogato il sedicenne è accusato di aver partecipato all'aggressione della guardia giurata Francesco Della Corte, aggredito lo scorso 3 marzo e morto due giorni fa dopo sedici giorni di agonia, ma il ragazzo pare si preoccupasse di non perdere la seduta di allenamento.

 Non sono figli di camorristi i tre minorenni che lo scorso 3 marzo hanno brutalmente aggredito, davanti alla stazione Piscinola della metropolitana, la guardia giurata. Ma sembrano esserlo. Della Corte è morto qualche giorno fa in ospedale, all’età di 51 anni, a causa dei pesanti colpi ricevuti al capo da quel branco.

Lo scopo della brutale aggressione era ricavare 5-600 euro dalla pistola del vigilante che, però, non sono riusciti a trovare. Solo questo. 

Uno dei tre baby assalitori sognava di fare il calciatore. Un futuro nel mondo del calcio, tanto e talento e militava in una squadra di Chiaiano. Gli altri due hanno sedici e 15 anni.

Le bacheche facebook dei tre sono state analizzate dagli inquirenti che hanno trovato più di un post ispirato a modelli negativi, come Totò Riina.

Uno di loro, il 15enne, domani lunedì 19 marzo avrebbe dovuto cominciare a lavorare come garzone in una panettiera di Piscinola, il loro quartiere. Vivono tutti la in via Vittorio Emanuele III, il cosiddetto quartiere di “Pippotto”.

L'accusa è pesantissima i tre avrebbero massacrato di botte, uccidendolo, un padre d famiglia di 51 anni per rubargli la pistola che avrebbe rivenduto per 5/600 euro. Sconcertanti le confessioni rese al giudice.

Uno di loro avrebbe dichiarato:  “Ho finito di fumare l’ultimo spinello e ho detto: guagliù, ora picchiamo il metronotte. Volevamo andare a mangiare un cornetto, ma il bar era chiuso. Erano le tre di notte, ci scocciavamo di andare a casa, quando abbiamo visto passare quell’uomo davanti a noi. Sì ho partecipato anche io mi assumo la responsabilità di quanto avvenuto, anche se non ho mai colpito quell’uomo. Anzi. Quando l’ho visto cadere a terra, sotto i primi colpi, ho pensato che quell’uomo poteva essere mio padre. Ho detto: stiamo facendo una stronzata”. Poi è scoppiato in lacrime e ha chiesto il perdono della famiglia di della Corte. Il primo a crollare e a confessare subito però è stato il più piccolo del gruppo, 15 anni da poco compiuti, figlio di un parcheggiatore abusivo e di una domestica: “Le notti passano così, a giocare a mazza e pietre. Con quelle mazze abbiamo aggredito quell’uomo, sapevamo che alle tre di notte faceva il suo giro”. Anche lui è scoppiato i lacrime, difeso dalla penalista Antonella Franzese, ha chiesto se poteva scrivere una lettera alla famiglia del 51enne ucciso.