Avellino

 

di Andrea Fantucchio 

Sono stati rinviati a giudizio – il processo inizierà il prossimo 4 giugno - i 33 imputati nell'inchiesta sui furbetti del cartellino dell'Asl di Avellino. Fra i quali spicca il nome dell'assessore alle attività produttive del Comune di Avellino, Arturo Iannaccone. Ha chiesto invece il patteggiamento Mirella Petrozziello. Per lei, difesa all'avvocato Raffaele Bizzarro, sono sei i mesi, con pena sospesa, stabiliti dal gup Paolo Cassano.

L'udienza:

La decisione del giudice per le udienze preliminari è arrivata al termine di una lunga camera di consiglio. Nella quale è stato lasciato ampio spazio alle difese affidate, fra gli altri, ai penalisti Gaetano Aufiero, Stefano Vozella, Alberico Villani, Nello PizzaElisabetta AconeGiovanna Perna e Benedetto Vittorio De Maio.

L'indagine:

La vicenda giudiziaria nasce da un'indagine della Squadra Mobile di Avellino coordinata dal procuratore capo, Rosario Cantelmo, e dall'aggiunto, Fabio Massimo Del Mauro. Attività investigativa che si è svolta fra febbraio e marzo 2015. I poliziotti hanno ripreso,con telecamere nascoste, dirigenti, medici, infermieri, impiegati amministrativi, operatori tecnici ed ausiliari, della sede di via Degli Imbimbo. Per gli inquirenti gli imputati hanno arrecato un danno erariale all'azienda timbrando i cartellini anche quando non erano a lavoro. Sono perciò stati accusati a vario titolo di truffa aggravata e falsa attestazione di servizio.

Il primo filone dell'inchiesta era sfociato in 21 misure di sospensione dai pubblici uffici nei confronti di medici, funzionari e impiegati dell’Asl.

Le posizioni poi stralciate:

Nell'indagine erano state coinvolte anche due guardie giurate, nei cui confronti era stato ipotizzato il reato favoreggiamento. Erano accusate di aver distrutto una telecamera nascosta con un cacciavite, causando l'interruzione dell'indagine. La difesa, affidata all'avvocato Gerardo Di Martino, aveva dimostrato l'infondatezza delle accuse. E provato la buona fede delle due guardia giurate. Per entrambi gli indagati il procedimento era così stato archiviato.

Che succede ora?

I 33 imputati rinviati a giudizio, a giugno, compariranno in aula di fronte al giudice Pierpaolo Calabrese. E lì avranno l'occasione di chiarire la propria posizione cercando di dimostrare la poca concordanza degli elementi raccolti in fase di indagine. Finora i diretti interessati hanno infatti smentito con forza tutte le accuse che li riguardano. E sono convinti di poter dimostrare l'infondatezza dei reati ipotizzati a loro carico.