(elleti) Un appartamento di 70 metri quadrati, tre stanze, luci soffuse. Sulle pareti si proiettano film porno, “per l'atmosfera e preparare gli ospiti». Adagiate sul letto tre costose “bambole del sesso” («costano migliaia di euro»). L'appuntamento si fissa al telefono. Il costo: 89 euro l'ora. Il posto si chiama Xdolls, è un bordello senza donne ma con robot di silicone. E' stato aperto nel XIV distretto di Parigi, ha suscitato un fiume di paradossali polemiche. E presto potrebbe avere emuli anche qui da noi (sarebbero in regola con la legge).

In Francia la prostituzione è illegale. Ma le autorità non hanno potuto far niente contro la casa delle bambole: non c'è sfruttamento. Le femministe e altri gruppi in consiglio comunale hanno chiesto la chiusura di quella strana casa d'appuntamenti «perché degrada le donne a oggetto». Ma non c'è stato nulla da fare.

Del resto – e diciamolo – ma davvero ritenete più degradante per le donne quelle bambole al silicone rispetto alla tratta delle schiave, alla fila di ragazzine esposte lungo le nostre strada, costrette a vendersi a clienti, di giorno e di notte, al freddo o sotto il sole a picco?

La protesta delle femministe, ma anche di gruppi in difesa delle prostitute, di associazioni in lotta per i diritti umanitari, è almeno bizzarra. Tutta questa levata di scudi per delle bambole di plastica... E magari silenzio – o quasi – per quello che avviene a donne vere, strappate ragazzine da qualche paese dell'Europa dell'Est o dell'Africa, e costrette a fare soldi con il loro corpo per arricchire bande criminali.

Se davvero questi manichini sono il massimo della disumanizzazione, come definire i continui oltraggi al corpo femminile (quello vero), inflitti dal traffico di essere umani, dagli atteggiamenti di uomini potenti (Trump: basta prenderle per la f...), da Cambridge Analytica che corrompeva politici stranieri con «un po' di miele ucraino», e così via elencando all'infinito.

Come dire: quelle bambole sono il simbolo della degradazione della donna a oggetto o la loro liberazione? E se si usassero “bamboli maschi” per signore o omosessuali, cosa diremmo?

Sia chiaro, il mercato (in ascesa), delle bambole e dei robot del sesso racconta storie estremamente cupe sul rapporto tra i sessi. Ma ci sono cose decisamente più tristi. E che non coinvolgono oggetti.

E' stato chiesto al proprietario del moderno bordello al silicone: «Non pensa che in questo modo lei svilisce e umilia le donne?». Il tipo, che è un giovane francese, convinto di aver avuto una semplice buona idea, ha ribattuto: «Non sono uno psicologo e neppure un sociologo o antropologo. Non mi sono fatto queste domande e non posso avere le risposte. Ma non mi sembra di far del male a qualche donna».

Le bambole in questione sono alte 1 metro e 45. E c'è anche chi ha sostenuto: «Quel posto deve essere chiuso anche perché quelle “cose” sembrano bambine». Insomma, di tutto di più.

Quella parigina vi sembra una novità? E no, per niente. In un bordello austriaco – dove il meretricio è legale – avevano provato, inserendo insieme alle ragazze in carne e ossa, la bionda Fanny, una bambola comprata per 6.300 euro. Inutile chiedersi perché, ma è stato un successo clamoroso. La ragazza in silicone è diventata molto più popolare delle altre lavoratrici, e prenotata per settimane. Per far fronte alle richieste i proprietari della “casa a luci rosse” hanno dovuto comprare un'altra bambola.

Tutti sapete dei progressi continui dell'intelligenza artificiale. E della possibilità – nei prossimi cinque, sei anni – che queste bambole siano capaci di intrattenere anche una conversazione credibile con i clienti. Beh, in quel caso ci sarebbe spazio per altri tipi di domande, forse anche più complesse. Ora restiamo nella semplice meccanica del sesso. E ognuno di voi può trovare la risposta adatta...