Salerno

Intervenuto telefonicamente nel corso della trasmissione "Granatissimi" in onda ogni martedì su Otto Channel (canale 696 del digitale terrestre), l'ex attaccante della Salernitana Dino Fava ha rilasciato un'interessante intervista che riportiamo integralmente: "Seguo con affetto la Salernitana, chiedo sempre il risultato perchè resto legato alle squadre dove ho giocato. Il rendimento è stato troppo altalenante, si passa troppo facilmente da vittorie incredibili a sconfitte inaspettate. La salvezza arriverà tranquillamente, dopo ci si potrà divertire”. 

Fava prosegue: “La Salernitana ha dei buoni attaccanti e che hanno voglia di emergere. Quando arrivò Bocalon ero felicissimo, lo conoscevo già e sapevo che avrebbe fatto bene a lungo andare. In questo momento è inutile pensare a chi c'era prima: Coda è andato via, Donnarumma è un ex e bisogna sostenere i calciatori che attualmente indossano la maglia granata”.

Sul calo di presenze allo stadio: “I tifosi salernitani sono particolari, ci tengono in modo incredibile alla squadra e pretendono che i calciatori ci mettano il cuore a prescindere dal risultato. Ricordo che si creò un rapporto empatico soprattutto nelle difficoltà, c'è stato un anno davvero speciale a Salerno e sono veramente contento di aver indossato la maglia granata”.

Sui ricordi più belli Fava non ha dubbi: “Il gol di tacco rimarrà nella storia, un gesto tecnico importante proprio sotto la nostra curva. Oggi è cambiato il ruolo dell'attaccante: ci viene chiesto di sacrificarsi e di spaziare su tutto il fronte offensivo, a volte è il centravanti che deve crossare per la punta. Anche a Salerno a volte non ero nelle condizioni di sfruttare le mie caratteristiche, ma quello che contava era mettersi a disposizione della squadra. Il ricordo più brutto è legato alla sfida col Verona, ma anche al brutto infortunio che mi condizionò nel primo anno proprio nel mio momento migliore”.

Bello l'angolo amarcord con il team manager Avallone, graditissimo ospite in studio: “Ricordo con affetto il direttore Avallone. Durante la mia esperienza a Salerno le cose non andavano benissimo dal punto di vista societario, lui rivestiva un ruolo difficile e di grandissima responsabilità e seppe gestire tutto alla perfezione, mettendoci la faccia e difendendoci quando la gente ci insultava senza sapere quello che stavamo passando. Per un lungo periodo ci nascose quello che stava accadendo a fin di bene, poi esplose e ci disse tutto. Anche grazie a lui siamo stati professionisti fino alla fine”.

Infine un ringraziamento al pubblico: “Ancora oggi quando passeggio per Salerno la gente mi riconosce e mi chiede una fotografia, sono ricordi indelebili che mi emozionano sempre anche ad anni di distanza. Ad Alessandria fu l'emblema della stagione: sotto di un gol ci spinsero alla clamorosa rimonta, la gente era davvero il dodicesimo uomo in campo”.

Servizio a cura di Maurizio Grillo e Gaetano Ferraiuolo