di Simonetta Ieppariello
Uno scenario di corruzione e minacce. Una sparizione misteriosa e la collaborazione internazionale che sembra davvero a nulla servire. Sì perchè di Raffaele Russo, suo figlio Antonio e suo nipote Vincenzo Cimmino ormai non si hanno notizie dallo scorso 31 gennaio. Ma ora spuntano nuovi particolari che rendono lo scenario ancora più inquietante. Una telefonata tra il capo della polizia di Guadalajara e un criminale della zona rivela nuovi terribili e oscuri scenari sulla scomparsa dei tre napoletani in Messico.
Nell'intercettazione diffusa ieri da Chi l'ha Visto, infatti, s'intuisce il grado di corruzione della polizia messicana di cui tanto si parla in questo periodo. Con tono imperioso, infatti, il narcos intima al poliziotto di ritirare al più presto i suoi uomini e di farli calmare perchè «quì i colpi partono come niente e tutti prendono i soldi». Impaurito, il capo della polizia risponde: «Stia calmo signore. Mi scusi».
A quasi tre mesi dalla scomparsa di Antonio e Raffaele Russo e di Vincenzo Cimmino, insomma, l'unica certezza è la corruzione delle forze dell'ordine messicane.
Come descritto dalla Sciarelli, lo scenario è dunque fortemente corrotto: del resto, era cosa nota che due dei tre napoletani scomparsi fossero stati portati via dalla polizia. I due hanno infatti avuto tempo di inviare dei messaggi vocali ai parenti prima di sparire, avvertendoli del fatto che si trovavano a una pompa di benzina e si accingevano a seguire una macchina della polizia.
Intanto sono partiti alla volta del Messico i primi «agenti speciali» che si occuperanno delle ricerche dei tre napoletani scomparsi dalla scorso 31 gennaio a Tecaticlàn. Nei giorni scorsi il governo italiano aveva annunciato l’organizzazione di una task force che potesse collaborare, e soprattutto effettuare un’attività di controllo e supervisione, con le forze di polizia messicane. Una prima risposta agli appelli per troppo tempo inascoltati di Francesco Russo, figlio di Raffaele, che nelle settimane scorse ha incontrato Angelino Alfano in compagnia dei suoi avvocati, al fine di esercitare pressioni sulle autorità italiane affinché collaborassero con questo caso, in quanto famiglia colpita. Francesco Russo ha ripetutamente affermato che l’ufficio del procuratore di Jalisco non ha fatto nulla per accertare dove si trovassero coloro che sono stati prelevati dalla polizia di Tecalitlán, e poi consegnati ai membri del cartello “Jalisco Nueva Generación”, uno dei più pericolosi gruppi criminali messicani. Anche le organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti dell’uomo sono scese in campo presentando un’istanza ufficiale alle autorità sudamericane. Il governo del Messico ha avuto una sorta di ultimatum: 15 giorni per essere in grado di fornire informazioni alla Commissione dell’Onu sulle misure che adotterà per cercare gli italiani scomparsi; inoltre dovrà dettagliare periodicamente i progressi riscontrati nelle indagini.