Quando vai a giocare sul campo della più forte del campionato dopo 4 risultati utili consecutivi ci sono due strade percorribili: difendersi e provare a sfruttare il contropiede per portare a casa punti preziosi in ottica salvezza o giocarsela a viso aperto e senza timori reverenziali consapevoli che non è al Castellani che bisogna centrare l'obiettivo. Mister Colantuono, da tecnico esperto, pragmatico, ma allo stesso tempo ambizioso, ha scelto una via di mezzo: Salernitana più accorta dal punto di vista tattico, grande sacrificio e movimento dei calciatori di maggiore qualità, ma anche fraseggio palla a terra, ricerca costante della manovra, verticalizzazioni continue e pressing alto con la speranza di far male in ripartenza come già accaduto nelle precedenti trasferte. Quando, però, affronti una big come l'Empoli è chiaro che un minimo calo di concentrazione può essere sufficiente a gettare nel secchio tutto quanto era stato fatto in precedenza; e così i granata, che fino al 78' avrebbero meritato almeno il pareggio, si sono ritrovati in svantaggio per effetto di un colpo di testa dell'ex meno atteso, quell'Alejandro Rodriguez partito senza alcun reciproco rimpianto, ma che ha sfruttato un errore di marcatura di Schiavi e la solita titubanza in uscita di Radunovic per sbloccare la gara e consegnare un successo fondamentale ai suoi compagni in ottica promozione. Pur non avendo avuto la forza di reagire, la Salernitana ha comunque lasciato il campo a testa alta, ricordando che le prime della classe avevano beccato 4 gol al Castellani senza mai superare la mediana; magra consolazione, certo, ma con quest'atteggiamento a tratti spavaldo e coraggioso si potrà certamente conquistare in largo anticipo l'obiettivo della salvezza e, chissà, mettere in difficoltà un Bari grandi firme, ma assai simile a quello degli ultimi anni per rendimento incostante e mole di gioco prodotta.
Colantuono, come detto, ha preparato benissimo la partita dal punto di vista tattico, imbrigliando il centrocampo toscano con poche, ma efficacissimi mosse: Ricci, soprattutto nei primi 15 minuti, seguiva a tutto campo Lollo impedendogli di avviare l'azione dalle retrovie come Andrezzoli chiedeva alla sua squadra, Kiyine tra le linee non concedeva punti di riferimento e marcava ad uomo Castagnetti costringendolo a giocare rapidamente il pallone e con scarsi risultati. Perfetta la fase di non possesso, merito di un quartetto difensivo armonioso, mai messo in difficoltà, capace di annullare Donnarumma, Caputo e Zajic e di giganteggiare sia nell'uno contro uno, sia nel gioco aereo. Peccato che la Salernitana, pur mantenendo il pallino del gioco per quasi un'ora, non sia riuscita mai a scaldare i guantoni dell'inoperoso Gabriel pur proponendosi in area in 3-4 occasioni: due volte Bocalon è arrivato in ritardo sui precisi traversoni di Kiyine, a metà primo tempo Sprocati si è smarcato in prossimità del dischetto del rigore, ma ha calciato addosso a Maiello da posizione favorevolissima sprecando una sorta di penalty in movimento. Di positivo, come detto, c'era la volontà della Salernitana di portare a casa anche solo un pareggio attraverso il gioco e non chiudendosi in dieci dietro la linea della palla sperando di cavarsela fino alla fine. Ci fosse stata un po' più di qualità in campo (l'assenza di un regista rapido e dai piedi buoni e di un vero bomber è rimarcata da tempo) probabilmente i granata avrebbero potuto trasformare la superiorità tattica in azioni più produttive, ma questo lascia ben sperare per il futuro: la sensazione è che con un allenatore così basteranno 2-3 tasselli l'anno prossimo di assoluto valore per divertirsi e per puntare a qualcosa in più di questo centro-classifica che non entusiasma anzitutto la proprietà e la dirigenza.
Tornando alla gara, la Salernitana è scesa in campo con il 4-3-1-2 e con una difesa praticamente ridisegnata dopo i forfait del solito Bernardini e di Tuia e Pucino. Dinanzi a Radunovic spazio a Monaco e Schiavi centrali, con Casasola ormai inamovibile a destra e Vitale a sinitra, Ricci in cabina di regia affiancato da due mezz'ali muscolari come Odjer e Minala, con Kiyine a ridosso di Sprocati e Bocalon. In fase di non possesso era un vero e proprio 4-5-1, con due esterni offensivi ad abbassarsi sulla linea di metà campo e Bocalon a fare a sportellate da solo nel tentativo di far salire la squadra e favorire gli inserimenti senza palla dei centrocampisti. Modulo speculare per l'Empoli, che perdeva in qualità- Krunic- ma guadagnava in fisicità, esperienza e temperamento a metà campo, sebbene Lollo e Castagnetti disputassero una delle peggiori partite stagionali grazie al grandissimo pressing dei calciatori in maglia bianca. La prima mezz'ora era tatticamente perfetta, da manuale del calcio per una Salernitana tanto imprecisa nel giro-palla, quanto concreta nella chiusura di ogni spazio proprio come piace a Colantuono. Ottima la prova dei due centrali difensivi, bravi non solo ad annullare Caputo e Donnarumma, ma anche a raddoppiare su Zajic, avulso dal gioco e francobollato con muscoli ed esperienza da un Odjer tornato improvvisamente quello dei giorni migliori. Ne usciva fuori una partita a scacchi senza grosse emozioni, solo la Salernitana provava a creare qualche pericolo sull'asse Kiyine-Sprocati: un paio di belle triangolazioni permettevano alla Salernitana di presentarsi quasi a tu per tu con il portiere avversario nell'area piccola, nella circostanza Bocalon arrivava in ritardo senza riuscire a battere a rete.
La fase di non possesso, come detto, era da manuale del calcio e la Salernitana arrivava sempre prima sulle seconde palle grazie all'ottimo lavoro in interdizione delle mezz'ali, ma il solo Odjer provava a traformare l'azione da difensiva ad offensiva verticalizzando anche di prima, meno precisi Ricci e Minala che da tempo stanno mostrando qualche limite: non a caso Colantuono ha iniziato a far scaldare Signorelli dopo mezz'ora preventivamente. Solo nel finale di primo tempo i granata hanno corso un pericolo, ma sia Donnarumma, sia Caputo non sono riusciti ad approfittare di un errato posizionamento di Ricci e del tanto spazio lasciato a disposizione dai centrocampisti avversari. Nella ripresa fisilogico calo degli ospiti, ancor di più dopo l'uscita forzata di Bocalon per infortunio: il mister inseriva Palombi, ma probabilmente per caratteristiche sarebbe servito un attaccante di maggior movimento come Rossi, bravo ad aggredire gli spazi, a far salire la squadra fungendo da boa e a muoversi su tutto il fronte offensivo senza dare punti di riferimento. L'ex Ternana, invece, ha mostrato un atteggiamento poco pugnace, si è fatto puntualmente anticipare dagli avversari e per almeno 15 minuti ha fatto fatica da entrare in partita pestandosi i piedi con Sprocati, a sua volta ombra di sè stesso come spesso è accaduto nella gestione Colantuono. A proposito di Colantuono, non ha convinto nemmeno la scelta di togliere Vitale per inserire Popescu: nulla contro l'ex Modena, giocatore di grande prospettiva e che ha sempre fatto bene quando chiamato in causa, ma i granata hanno abbassato notevolmente il baricentro favorendo l'avanzata degli esterni dell'Empoli- sin lì bassi e poco propositivi.
Non a caso 5 minuti dopo è arrivato il gol: Pasqual, liberissimo, ha scodellato un pallone di difficile lettura, Schiavi non è stato tempestivo e Rodriguez- appena entrato- si è inserito da attaccante vero beffando un Radunovic nella circostanza troppo statico sulla linea di porta. La gara è finita praticamente lì e nemmeno l'ingresso- tardivo- di Rossi per Sprocati ha permesso di abbozzare una reazione. Nel finale, anzi, è arrivato il pesantissimo e immeritato 2-0 ancora di Rodriguez, azione iniziata da un pasticcio palla al piede di un Kiyine esausto, ma fino a quel momento da 7 in pagella. Da Empoli, dunque, si torna a casa con una serie di sensazioni differenti: soddisfazione per aver messo sotto la capolista, rammarico per i due gol incassati, dispiacere per una stagione che poteva regalare qualche piccola soddisfazione in più con un tassello di qualità in mediana e un attaccante di peso ed esperienza. Sia da insegnamento per l'anno prossimo, ma la base di partenza è sicuramente buona...
Gaetano Ferraiuolo