Salerno

"Ci tengo a ringraziare il direttore sportivo della Lazio Tare per avermi dato l'opportunità di giocare in una piazza importante come quella di Salerno. Dopo il ritiro mi ha convocato in sede ed è stato molto chiaro: sapeva che a Roma non avrei trovato spazio e mi ha consigliato la Salernitana perchè è un club di serie A: giocare 10 partite lì equivale ad averne fatte 100 altrove, del resto oggi Strakosha e Luiz Felipe giocano stabilmente nella Lazio anche grazie alla loro esperienza con la maglia granata. Non finirò mai di ringraziarlo, ho conosciuto una tifoseria fantastica che, al contrario, avrei incontrato solamente da avversario e me ne sarei pentito". Così parlò il giovane attaccante Alessandro Rossi intervistato in esclusiva dalla redazione di OttoChannel (canale 696 del digitale terrestre) nel corso della trasmissione "Granatissimi", parole al miele non solo nei confronti di Salerno, ma anche di un dirigente sempre molto attento e vicino ai giovani del settore giovanile biancoceleste. Di recente, però, proprio Tare ha rilasciato alcune dichiarazioni che non sono piaciute alla tifoseria granata, sostenendo che la piazza dovesse avere più pazienza con i ragazzi provenienti dalla Lazio e lasciando quasi intendere che il rendimento di alcuni di loro potesse essere stato influenzato dalle pressioni del popolo salernitano. Se si valutasse soltanto l'esperienza Strakosha- portiere gestito malissimo da Torrente, con il valzer tra i pali con Terracciano che ha creato soltanto confusione- si potrebbe dire che Tare ha ragione: oggi Strakosha è titolare della Nazionale albense e titolare nella Lazio, con la quale ha disputato una finale di coppa Italia e vinto una Supercoppa Italiana da protagonista. 

In realtà, però, la storia insegna che quasi tutti i prodotti del vivaio laziale transitati per Salerno sono stati successivamente "bocciati" dalla stessa Lazio. L'elenco è corposo e comprende i vari Berardi, Iannarilli, Sbraga, Adeleke, Luciani, Capua, Ricci, Mendicino, Denè, Emmanuel, Prce, Pollace, e Tounkarà, giocatori girati in prestito alla Salernitana dall'anno della Seconda Divisione ad oggi, ma che negli anni successivi non hanno quasi mai trovato spazio nella Capitale perchè ritenuti poco adatti. Non a caso tutti loro sono stati costretti a cercare fortuna all'estero o giocano in Lega Pro nella migliore delle ipotesi. Emblematico il caso Enrico Zampa, giunto a Salerno dopo una lunghissima trattativa nell'estate del 2012, presentato dai dirigenti come un autentico colpo di mercato, ma tenuto ai margini della prima squadra sia da Galderisi, sia da Perrone, sia da Sanderra e spesso fischiato dal pubblico per le sue performance non propriamente all'altezza. Evidentemente, dunque, il problema non era soltanto rappresentato dalla piazza, quanto dalle effettive potenzialità di calciatori non pronti per la Salernitana nè per la Lazio e che hanno disputato una carriera ben al di sotto delle aspettative. Bene ha fatto dunque il ds Fabiani, sin dal momento della sua firma con il sodalizio di via Allende, a tagliare definitivamente il cordone ombelica con la società biancoceleste puntando anche su giovani di altre realtà (Mantovani, Ricci, Kiyine, Radunovic) e valutando ogni aspetto insieme alla proprietà prima di dare l'ok per un laziale a Salerno. L'unico vero rimpianto si chiama Simone Inzaghi, virtualmente allenatore granata per 15 giorni e poi rientrato alla base dopo il clamoroso dietrofront di Bielsa. Forse in quel caso Tare avrebbe avuto ragione: una parte della piazza lo avrebbe accolto con scetticismo soltanto perchè aveva giocato la famosa e maledetta sfida di Piacenza. Per il resto la storia e i numeri parlano chiaro: se i giovani laziali non hanno reso è stato sorpattutto per colpe proprie e non per le pressioni popolari.

Gaetano Ferraiuolo