Salerno

L'anno scorso, di questi tempi, scartando l'uovo di Pasqua trovammo una classifica decisamente interessante e che permetteva a tutti di sognare in grande e di sperare nella qualificazione play off. Del resto sei risultati utili consecutivi (2 pareggi, 4 vittorie) senza subire reti, con un Coda in versione super, Gomis "paratutto", un allenatore pragmatico, una società solida e una piazza trascinante non potevano che puntare dritti a quell'ottavo posto che, dopo il blitz di Pisa, sembrava ormai pienamente raggiunto. Il calo finale, dettato anche da innumerevoli torti arbitrali, costrinse tutti a riporre i sogni nel cassetto e a ripartire con ambizioni probabilmente ridimensionate in nome di quell'equilibrio di bilancio tanto caro al presidente Marco Mezzaroma. Quando a giugno andarono via alla spicciolata Coda, Donnarumma, Gomis e Busellato in città serpeggiava un clima di grande malcontento, eppure in tempi di crisi economica come questi perseguire la politica dell'autofinanziamento significa rispettare la tifoseria più di chi, ogni anno, spende fior fior di milioni di euro rischiando di fallire se non si raggiunge l'obiettivo. Sarà pur vero che la tifoseria granata merita palcoscenici importanti e che con due presidenti facoltosi la B sembra quasi un "contentino" (e non lo è, ci sono piazze molto più importanti che fanno fatica a salire in Lega Pro), ma è altrettanto vero che salire per poi riscendere non servirebbe a nessuno e che i grandi progetti, per essere tali, hanno bisogno di tempo per poter essere realizzati. Le tante vittorie ottenute in pochi anni hanno trasformato, agli occhi dei più distratti, un autentico miracolo sportivo in un percorso quasi scontato, ma quando si riparte dal nulla, senza palloni e con un gruppo di giovanotti in prova per disputare la D senza colori granata e segni distintivi è davvero da applausi ritrovarsi in B appena 4 anni dopo. Una fase di assestamento, dunque, può essere legittima, utile a far quadrare i conti (perchè nelle categorie inferiori le spese sono state tante), a crerare un parco giocatori di proprietà e a porre le basi per un salto che sia defintiivo e non solo illusorio.

Dall'uovo di Pasqua di quest'anno, dunque, preferiremmo uscisse una programmazione anche a medio-lungo termine e non la speranza di andare ai play off già quest'anno: obiettivamente ci sono squadre più attrezzate e il principale obiettivo- la salvezza- dista ancora 9 punti che vanno raggiunti e conquistati quanto prima per evitare sgradite sorprese. Poi sarà centenario e siamo certi che nessuno vorrà vivere da comparsa un evento così importante. Lo sanno Lotito e Mezzaroma che, con un bilancio finalmente in attivo (una delle poche società italiane), potranno investire di più e senza problemi, forti di circa 7 milioni di euro di plusvalenze che non significa "voler far soldi vendendo i più bravi", ma gestire una società come oggi va fatto. Tradotto: dinanzi ad offerte economicamente irrinunciabili, nessuno può essere considerato incedibile. La base, però, c'è: la Salernitana del futuro ripartirà da un allenatore che in questi mesi sta conoscendo piazza e calciatori e che sicuramente inciderà nelle scelte di mercato, da un blocco difensivo che preso singolarmente è tra i più forti in assoluto (Pucino, Vitale, Popescu, Tuia, Schiavi, Casasola, Monaco, Mantovani), da un attaccante come Bocalon che avrà un anno in più di esperienza sulle spalle, quasi certamente da gente come Ricci, Odjer e Orlando che anagraficamente sono giovani, ma che possono dare tanto a questa squadra. Siamo certi che la permanenza di Colantuono sarà garanzia di interventi concreti sul mercato: mirati, senza spese folli, ma con la voglia di migliorare la rosa.

Per il resto dall'uovo di Pasqua di quest'anno ci aspettiamo altri tipi di certezze, cose sulle quali dietro le quinte si sta lavorando: potenziamento del settore giovanile e in particolare della formazione Primavera (si parla di un ruolo specifico per Perrone, che ha dimostrato di saperci fare in quest'ambito), struttura di proprietà che diventi la casa della Salernitana, partecipazione popolare maggiore proprio per celebrare il centenario nel migliore dei modi. Perchè potenzialmente questa società può andare in A anche in 10 minuti, ma quando devi rincorrere e parti da zero è molto più serio e intelligente costruire una base solida, che non possa più crollare, proprio per evitare i salti all'indietro delle gestioni Aliberti e Lombardi che hanno fatto tanto male. Certo, anche la proprietà dovrà dimostrare di voler qualcosa in più di una semplice salvezza e sarebbe un grande traguardo partire per il ritiro con una rosa completa in quasi tutti i reparti. Siamo certi che quanto accaduto in passato possa essere di insegnamento per tutti e che, salvandosi quest'anno, dietro le quinte stia nascendo una grande Salernitana. Ora, però, ci si salvi, perchè il traguardo non è stato ancora tagliato. A Bari, pur nel rispetto del gemellaggio, sarebbe bello anteporre a tutto il sostegno alla squadra, come i "fratelli" biancorossi hanno fatto- e con qualche polemica successiva- a Salerno anche quando i granata erano ad un passo dalla C1. E' in casa, però, che dovrà essere centrato l'obiettivo. Arriveranno all'Arechi consecutivamente Cesena, Brescia, Cittadella, Entella e Palermo e servono tre vittorie per togliersi dagli impicci e programmare il futuro già da maggio e senza perdere tempo. L'auspicio è che i 16mila del derby si ricordino che la Salernitana va aiutata sempre, non solo quando andare allo stadio diventa una moda. Viceversa, con una media di 5-6mila tifosi a partita, pretendere più di una B a salvarsi sarebbe quasi presuntuoso...

Gaetano Ferraiuolo