Avellino

 

di Carmine Quaglia

Dal titolo di campione d'inverno al quarto posto in nove giornate con la differenza canestri negativa con le prime tre della classe: è il primo dato che emerge dal binomio risultati-classifica e che chiarisce il passo indietro, motivato da tanti aspetti, nel percorso della Sidigas Avellino dal giro di boa del campionato. Milano, Venezia e Brescia in costante crescita, biancoverdi in calo netto dopo il successo ottenuto a Trento il 14 gennaio scorso grazie ad un ultimo periodo giocato in modo straordinario. Ne è passata di acqua sotto i ponti dal quel giorno che siglava un titolo risultato effimero e forse condizionante. Nel girone d'andata, la Sidigas perse alla seconda giornata a Brescia (96-75) per una sconfitta con diverse attenuanti in quel che risultò, di fatto, solo come il prologo di una stagione molto lunga. Da lì, il percorso fu praticamente netto: Avellino superò Milano al Forum e Venezia al PalaDelMauro con episodi nel finale (le due magie di Leunen dalla linea di fondocampo per innescare Filloy e Rich resteranno scolpite nella mente degli appassionati), ma meritando, per espressione di gioco sui 40 minuti, le vittorie con le principali rivali. Nella fase di ritorno, la Scandone ha invece perso tutti gli scontri diretti con le prime del campionato e si ritrova respinta anche dall'esame al Taliercio. 

Milano prima e Venezia poi hanno certificato le difficoltà della Sidigas Avellino. Dall'approccio negativo, per aspetti mentali in diversi appuntamenti, alla poca continuità sui 40 minuti mostrata nei big match con l'Emporio Armani e con l'Umana. La Sidigas ha chiuso avanti di 3 punti all'intervallo lungo con i meneghini e avanti di 4 con i lagunari, mancando però un vero allungo, a tratti anche meritato, prima di calare decisamente alla distanza, evidenziando limiti strutturali dinanzi a squadre che oggi appaiono già come finaliste Scudetto. Se il reparto lunghi è la costante in negativo di tutta la stagione con Fesenko al limite sia dalla scorsa estate, con l'infortunio al piede di N'Diaye (il senegalese si presentò in Irpinia con alcuni fastidi alla schiena superati nella prima pausa Nazionali a Brescia), per le attese di Lawal più aggressivo ed energico a Venezia, in un contesto nel ruolo del "quattro" e del "cinque" che ha regalato anche la prima vera bocciatura stagionale a Maarty Leunen (2 punti in 59 minuti giocati nei big match e al Taliercio è mancato l'apporto dei suoi assist, sintomo del cattivo stato di forma dopo tante gare al limite), il forfait di Ariel Filloy ha reso tutto ancora più complicato. Un virus intestinale nell'attesa della super sfida da ex e la distorsione alla caviglia rimediata sul finale di primo periodo a Mestre hanno condizionato anche le rotazioni del reparto esterni. La differenza tra i due tempi è stata abissale: dal 30-34 Avellino al 20' al 58-40 Venezia nella ripresa.

Le difficoltà fisiche e tecniche non hanno trovato una risposta immediata sul mercato. Avellino resta ferma al roster definito in estate (l'unica modifica è stata la parentesi di Ortner a gettone) e alla ricerca costante di un lungo. Forse anche le continue altalene nelle prestazioni di diversi elementi non aiutano la scelta dello staff tecnico e dirigenziale che dovrebbe però accelerare il passo nelle prossime ore per garantirsi nuove risorse, non solo fisiche. Un acquisto potrebbe anche rigenerare il roster dal punto di vista mentale anche in ottica Europe Cup. Avellino dovrà superare i danesi dei Bakken Bears prima di una presumibile finale proprio con la Reyer. Ieri sera, al Taliercio, è stato un potenziale antipasto di un nuovo confronto in ambito europeo.