di Gaetano Ferraiuolo
Come se non bastassero la classifica deficitaria e l'ennesima sconfitta stagionale dell'Avellino, ci si mette anche lo spogliatoio a creare qualche grattacapo ad una società che, entro poche ore, assumerà una decisione definitiva sul futuro della guida tecnica e di una squadra senza anima e in piena zona retrocessione. Non è passato certo inosservato il gesto delle corna che l'attaccante Matteo Ardemagni ha rivolto ai tifosi presenti in tribuna al momento della sostituzione, segnale evidente del nervosismo che serpeggia all'interno di un gruppo non più granitico come un tempo e che sta perdendo la bussola di settimana in settimana. Quando ha lasciato il terreno di gioco al termine dell'ennesima gara senza gol, l'ex Perugia è stato fischiato sonoramente da quasi tutto lo stadio e la sua reazione istintiva- sotto gli occhi del presidente Taccone- ha fatto arrabbiare anche i compagni di squadra, al punto che capitan D'Angelo, durante l'intervista post partita, ha chiesto al centravanti di scusarsi immediatamente con la piazza "perchè si può sbagliare un gol o uno stop, non l'atteggiamento. Lo stemma che abbiamo sul petto conta più del cognome scritto dietro le maglie". Parole che sanno tanto di spaccatura tra lo spogliatoio e quello che, fino a pochi mesi fa, era considerato un simbolo dell'Avellino, un giocatore che in inverno la società pensò anche di cedere pur sapendo che pochi club di B avrebbero potuto permettersi un ingaggio così oneroso. In attesa di capire se la proprietà e la dirigenza prenderanno provvedimenti, ci ha pensato il tecnico Novellino a gettare acqua sul fuoco: "E' un ragazzo generoso, vedrete che non appena tornerà al gol ci sarà la serenità necessaria". È anche da queste piccole cose, però, che si capisce quando un'annata rischia di trasformarsi in una tragedia sportiva...