Avellino

 

di Gateano Ferraiuolo

Da pochi minuti Claudio Foscarini è il nuovo allenatore dell'Avellino, una scelta ponderata e condivisa con il direttore sportivo De Vito che, subito dopo la partita con il Bari, ha avuto l'incarico di contattare un tecnico di esperienza e che non avesse grosse pretese sulla durata contrattuale. Sondati Stellone e Drago (che hanno preferito declinare l'offerta pur riconoscendo le enormi potenzialità della piazza biancoverde), il presidente Taccone ha valutato anche la pista della soluzione interna, ma ha immediatamente capito che la situazione era talmente delicata anche sul piano ambientale che era troppo importante puntare su un professionista che, in passato, avesse già convissuto con problematiche del genere. Foscarini è descritto dagli addetti ai lavori come un allenatore sottovalutato, una persona in grado di gestire uno spogliatoio con semplicità in nome di quel criterio di meritocrazia che lo porta, per dirla alla D'Angelo, ad "anteporre il bene della squadra e dello stemma che si porta sul petto al cognome scritto dietro le maglie". Duttile dal punto di vista tattico, Foscarini in carriera ha giocato sia con il 3-5-2, sia con il 4-4-2 palesando la capacità di adattare il modulo alle caratteristiche dei giocatori a disposizione. I numeri parlano di un mister molto attento alla fase difensiva, difficile da affrontare soprattutto quando la sua squadra gioca in trasferta. "Mi piace un calcio che parta dall'interno per costruire sull'esterno, il gioco sulle fasce è fondamentale" ha dichiarato in molte delle sue interviste, mentre i suoi giocatori ne parlano come un allenatore esperto, attento anche alla cura dei dettagli sui calci piazzati e che, a prescindere dall'avversario, cerca sempre di arrivare al risultato attraverso il gioco.

La sua carriera parla chiaro: 500 panchine tra i professionisti, due promozioni, un lunghissimo e vincente ciclo a Cittadella (ha allenato anche Ardemagni, quindi potrà gestire il delicato momento vissuto dall'attaccante), un vero e proprio miracolo da subentrante a Vercelli, quando salvò in largo anticipo una squadra che sembrava ormai destinata alla retrocessione. Nella passata stagione, invece, tante luci e poche ombre a Livorno, sebbene il terzo posto finale non abbia permesso di centrare il salto di categoria a causa della sconfitta play off con la Reggiana di Leonardo Menichini, contraddistinta un po' a sorpresa da un successo esterno e da un ko interno che dilapidò l'enorme vantaggio di giocarsela in casa propria. In carriera ha vinto quasi 200 partite, mettendo in bacheca una coppa Italia, ma anche una panchina d'argento. Che sia davvero l'uomo giusto per la rinascita dei lupi?