Terzino destro, esterno di centrocampo, difensore centrale, terzino sinistro. Pur di mettersi a disposizione della Salernitana ha ricoperto praticamente tutti i ruoili, lui che è stato tra gli innesti del mercato estivo ad incidere maggiormente e a ripagare in pieno la fiducia della società. Punto di riferimento all'interno dello spogliatoio e tra i più forti della rosa e della categoria, Raffaele Pucino è costretto a guardare i compagni dall'esterno in queste ultime gare di campionato, ma rappresenterà sicuramente un elemento cardine della Salernitana del futuro e chissà che la proprietà non possa decidere di rinnovargli il contratto in scadenza a giugno del 2019 per respingere al mittente le varie proposte di altri club altrettanto ambiziosi e che già a gennaio fecero di tutto per assicurarsene le prestazioni. Ospite in esclusiva della trasmissione "Granatissimi" in onda su OttoChannel (canale 696 del digitale terrestre) ogni martedì, il difensore granata Raffaele Pucino ha risposto con sincerità, simpatia e umiltà alle domande degli ospiti, dei telespettatori e dei lettori dichiarando quanto segue:
Anzitutto come stai?
"Stamattina farò un'ecografia e potremo capire non solo di preciso cosa mi sia successo, ma soprattutto la tempistica del recupero. Sono incidenti di percorso che capitano durante una stagione, ancora poche ore e il quadro sarà più chiaro. Calciando ho sentito una fitta e sono stato costretto a chiedere il cambio. Mi dispiace soltanto che sia successo in un momento molto positivo sia per la mia squadra, sia a livello personale”.
Non eri in campo, ma che impressione ti ha fatto la Salernitana giovedì scorso?
“Ho visto la partita in televisione e tutto sommato a me la Salernitana è piaciuta. Abbiamo disputato una buona gara, purtroppo in fase offensiva non siamo riusciti a renderci pericolosi. Sappiamo che l'Empoli è una squadra molto forte e costruita per altri obiettivi, non era facile tornare dalla Toscana con i tre punti. Dopo il gol di Rodriguez non abbiamo avuto la forza di reagire e di riprendere in mano il match come accaduto in altre occasioni in passato e purtroppo abbiamo perso. Per il finale di stagione sono fiducioso: siamo cresciuti come squadra e come collettivo, in campo stiamo bene e possiamo raggiungere i 50 punti. L'obiettivo primario è la salvezza, dopo ci possiamo divertire”.
Tutti i tifosi chiedono a Pucino di restare a Salerno...
“Ho ancora un anno di contratto con la Salernitana e sono molto contento di rimanere, se la mia stagione fosse finita anzitempo per me aumenterebbe la voglia di giocare anche in futuro in questo stadio e regalare tante soddisfazioni ai nostri tifosi. E' vero che è una tifoseria esigente e che ogni tanto ci rivolgono qualche "parolina" non propriamente dolce, ma poche società in Italia vantano un seguito del genere".
E' la miglior stagione della tua carriera?
“Sono abbastanza contento, nel complesso, di quello che ho fatto in questi anni. L'esperienza insegna che non conta nulla il rendimento personale se poi le cose per la squadra vanno male. L'anno scorso, a esempio, ho segnato 5 gol pur essendo un terzino, ma il Vicenza è retrocesso. A livello personale è stata una stagione positiva, ma conta il risultato collettivo. Sono felice di essere stato contattato da una grande piazza, stavo disputando un'ottima stagione anche grazie al contributo dei miei compagni e mi dispiace essermi fermato sul più bello”.
Come ti trovi a Salerno e come spieghi questo calo di presenze?
“Sento la fiducia dei tifosi e questo mi aiuta molto durante la stagione. Parliamoci chiaramente: i tifosi vogliono le vittorie e se la classifica è importante la gente ti segue e ti spinge. Sono diventate esigenti anche piazze come Entella e Cittadella, figuriamoci a Salerno: la gente fa sacrifici immensi, la domenica lasciano famiglie e lavoro pur di stare con noi ed incitarci. Proprio per questo è lecito prenderci anche i fischi quando è necessario. Sono convinto che la tifoseria sia davvero il dodicesimo uomo in campo, l'anno prossimo speriamo di potarli subito dalla nostra parte”.
Che differenze noti tra i tifosi di Salerno e quelli di Avellino?
“Il derby, un'emozione fantastica. In casa l'abbiamo chiusa subito, ma non è stata semplice. Non mi va di fare paragoni, preferisco parlare soltanto del pubblico di Salerno che viene invidiato anche da piazze di serie A, Come ho detto prima, guardare la curva ci dà una grande forza”.
Pur essendo rigorista, quest'anno tre volte su tre non hai tirato tu. Come mai?
“Contro la Ternana ero il rigorista scelto da Bollini, ma Vitale aveva un conto in sospeso e mi ha chiesto di calciare già prima della gara. Ho un ottimo rapporto con lui e non ci sono stati problemi. In casa con l'Avellino discorso simile: Zito voleva segnare, ma anche io mi volevo togliere il sassolino dalla scarpa. Ho visto che ci teneva tanto, era carico a mille e non mi sembrava il caso di litigare o di discutere. Sul momento, dopo l'errore, ci siamo arrabbiati tutti, anche perchè la gara non era chiusa A Parma non c'ero e quindi automaticamente è toccato a Gigi”.
Il calo tra dicembre e gennaio può scaturire dallo sforzo che avete fatto in quelle 12 gare giocate in emergenza e senza perdere?
“Ricordo che in un periodo della stagione c'erano tantissimi difensori infortunati e ci schierammo con la retroguardia a tre e con me, Mantovani e Vitale centrali. Proprio in quel periodo la Salernitana disputò grandissime partite ottenendo risultati prestigiosi contro Frosinone, Bari, Empoli, Novara e Cesena, tra l'altro accompagnate da ottime prestazioni. Questo conferma che questo gruppo spesso criticato sia forte. Non penso che il calo successivo sia imputabile allo sforzo di quelle 12 gare”.
Che opinione hai dei giovani in rosa?
“Palombi ha qualità umane e calcistiche importanti, è un bravissimo ragazzo che si impegna sempre al 100%. Sprocati ancora non ha capito quali siano le sue effettive potenzialità, è un ragazzo che può alzare ancora di molto l'asticella e basta poco per arrivare alla categoria superiore. E' difficile però parlare male di qualcuno di questo gruppo, sono tutti ragazzi con mentalità giusta: guardate Rossi, una cattiveria agonistica fuori dal comune per la sua età. Deve migliorare tecnicamente, ma ha un futuro importante dinanzi a sé. Anche i più esperti stanno dando un grosso contributo e sono convinto che saranno determinanti dentro e fuori il terreno di gioco. A volte ci sono situazioni che voi dall'esterno non conoscete, ma che è giusto rimarcare: non dimentichiamoci di Rosina: parla la sua storia, ha una carriera ottima e la presenza in organico di una persona del genere fa sempre bene ad un gruppo”.
Rammaricati per questa classifica?
“I campionati danno e tolgono. Nel girone d'andata abbiamo raccolto più di quello che meritavamo, in questa seconda fase è accaduto l'opposto. A volte abbiamo perso partite senza neanche sapere come, basti pensare allo 0-3 col Foggia dopo aver praticamente dominato. Fa male essere in quella posizione di classifica dopo aver messo sotto le prime della classe, mi piacerebbe chiudere almeno nella zona sinistra. Il campionato non è finito, ci sono 27 punti a disposizione”.
Con quale giocatore hai stretto un'amicizia più forte?
“Con Vitale ho un rapporto che va oltre il calcio, ma mi reputo amico di tutti. Quando ho giocato al suo posto e nel suo ruolo mi dispiaceva quasi, quando c'è un rapporto umano ci sono situazioni che possono mettere imbarazzo. Nessuno può disconoscere che è un calciatore di qualità, personalità, che forse pecca un pochino in fase difensiva, ma quando spinge va alla grande. Forse in carriera è la prima volta che resta fuori 3-4 volte per scelta tecnica, ma noi tutti gli siamo vicino. Voglio molto bene a Simone Palombi, mi piace poter essere un punto di riferimento per i più giovani ed è bello gioire insieme”.
A proposito di giovani. Mantovani, nelle emergenze, ha preso la difesa sulle spalle insieme a te e ha fatto la differenza. Quanto può soffrire la scelta del mister di tenerlo fuori dopo tutto quello che ha dato nel girone d'andata?
“Non so Mantovani che carriera potrà fare, a volte è meglio non attribuire grosse aspettative. Certo, stare fuori è dura per tutti a prescindere dall'età. Bisogna essere forti e lavorare giorno dopo giorno, soprattutto quando c'è un allenatore importante e che può insegnarti tanto. La bravura sta nell'imparare anche in queste fasi in cui non si gioca. Valerio deve lavorare sui suoi limiti e migliorarsi, l'occasione arriverà”.
Cosa è cambiato da Bollini a Colantuono?
“Qualcuno ha pianto quando Bollini è andato via, dispiace sempre quando un allenatore viene esonerato. Personalmente credo che con Colantuono siamo migliorati molto dal punto di vista tattico, l'ho detto dopo Pescara e non a caso dopo una sconfitta: si vedeva anche lì che stavamo crescendo, il lavoro alla lunga ripaga sempre. Non era semplice riprendersi, basti guardare squadre come Avellino, Ascoli ed Entella che investono, ma si trovano in basso da tempo. Abbiamo grande fiducia in questo tecnico, la squadra in campo sa perfettamente quello che deve fare e ha un'identità precisa. Ci voleva del tempo fisiologico dopo il cambio in panchina, i risultati sono arrivati e arriveranno ancora”.
E ora c'è il Bari...
“Si parla tanto del Bari e dei giocatori del Bari, ma se li paragono ai nostri calciatori non li cambierei con nessuno, forse solo Galano ha qualcosa in più. Noi abbiamo grosse qualità, faccio un appello ai tifosi affinché ci diano la spinta necessaria. Quando guardo la curva mi carico, sappiamo che è un fattore importante”.
Gaetano Ferraiuolo