Le parti offese – la moglie e le figlie della vittima, rappresentate dagli avvocati Antonio Castiello e Massimiliano Cornacchione – avrebbero voluto un supplemento d'indagine da riempire anche con l'escussione dei propri consulenti e del medico di famiglia, ma il gip Loredana Camerlengo, in linea con quanto proposto dal sostituto procuratore Maria Scamarcio, e ovviamente condiviso dalla difesa – gli avvocati Fabio Russo e Roberto Prozzo -, ha archiviato l'inchiesta a carico di Giuseppe Cocchiarella, il 26enne di Fragneto l'Abate chiamato in causa per la morte di Donato Zuppa, il 48enne di San Marco dei Cavoti che il 10 maggio del 2015 aveva perso la vita dopo essere caduto da una mietitrebbia guidata da Cocchiarella.
Il dramma si era consumato alla contrada Fonte Zuppino di San Marco dei Cavoti, dove il 48enne era finito giù dal mezzo agricolo che aveva appena acquistato da una zia dell'indagato, al quale aveva poi chiesto di mettersi al volante per accompagnarlo a casa. Inutile ogni soccorso per Donato, un dramma al centro dell'attività investigativa dei carabinieri, accorsi sul posto con i vigili del fuoco ed il 118.
Il pm Nicoletta Giammarino aveva affidato al medico legale Monica Fonzo l’incarico di procedere all'autopsia, eseguita alla presenza del dottore Michele Selvaggio (per Cocchiarella) ed il professore Fernando Panarese, quest'ultimo per i familiari della vittima. Dalle conclusioni del consulente della Procura era emerso che la morte era arrivata per un arresto cardiaco da cardiopatia coronarica preesistente; dunque, nessuna relazione con le lesioni riportate dal malcapitato nell'impatto con il suolo. Del tutto opposte le argomentazioni dello specialista indicato dai congiunti di Zuppa, che aveva puntato l'attenzione sul “gravissimo politrauma (e conseguente emorragia interna) subito dal 48enne, scatenato dalla caduta e dallo schiacciamento della mietitrebbia”.
L'ultima parola l'ha scritta il giudice Camerlengo che, non ritenendo “superate”, dalle osservazioni dei legali delle parti offese, le valutazioni del consulente del Pm, ha deciso che il “decesso di Zuppa non può in alcun modo ricondursi alla condotta tenuta dall'indagato, posto che, secondo la dinamica dell'incidente ricostruita anche grazie alla descrizione fornita dai soggetti presenti, nessuna violazione di regole di prudenza o perizia può ascriversi in capo al Cocchiarella che non era proprietario del veicolo m semplice autista dello stesso. Il veicolo appariva oggettivamente carente di adeguata manutenzione, ma dalla Ct medica si legge che il decesso è stato causato da un arresto cardiaco a causa di severa cardiopatia coronarica preesistente”.
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