di Simonetta Ieppariello

 

Niente benefici, né agevolazioni per i tre fratelli Pellini, freschi di scarcerazione. 

Nessuno sconto discrezionale, ma una mera applicazione di una norma definita di recente dalla Corte costituzionale. È questo il senso del comunicato diramato ieri dai massimi vertici della Corte di Appello di Napoli, .

Chiarezza fatta dunque sulla sospensione della pena per i tre imprenditori condannati in uno dei principali processi sul disastro della Terra dei fuochi. 

Aveva scatenato la bagarre l’omelia del vescovo di Acerra Antonio Di Donna, ma anche il sit-in di ieri mattina all’ingresso del Tribunale di Napoli. In buona sintesi, la scarcerazione dei tre fratelli condannati è dipesa da un combinato disposto: da un lato l’indulto varato nel 2006, dall’altro
un recente intervento della Corte costituzionale, che ha stabilito che chi deve scontare una pena fino a quattro anni, anche residua, ha diritto alla sospensione, allo scopo di chiedere la misura alternativa al carcere dell’affidamento ai servizi sociali.  

«Desta sconcerto, indignazione e rammarico la sospensione della carcerazione di industriali di Acerra riconosciuti colpevoli di un grave disastro ambientale di cui ancora oggi non è possibile calcolare gli effetti devastanti sulla salute dei cittadini, questa decisione incoraggia quanti inquinano». È il vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna, a commentare duramente la decisione del tribunale riguardante i fratelli Cuono, Salvatore e Giovanni Pellini - condannati a 7 anni in Cassazione - nel corso dell’omelia pasquale. La notizia della sospensione della carcerazione dopo 10 mesi di detenzione grazie ad un indulto del 2006 è stata appresa, dalla cittadinanza di Acerra, durante la Via Crucis dedicata alle vittime di Terra dei Fuochi.