di Gaetano Ferraiuolo
Conferenza stampa di presentazione questo pomeriggio per il nuovo tecnico dell'Avellino Claudio Foscarini che, con grande umiltà e senso di appartenenza, ha risposto alle domande dei giornalisti battendo su concetti quali "senso di appartenenza", "spirito di sacrificio" e "insoscienza". Carico, motivato, desideroso di salvare l'Avellino a prescindere dal suo futuro contrattuale, l'ex trainer di Livorno e Cittadella si è espresso così: “Quando la società mi ha chiamato ho accettato con entusiasmo. Conosco gran parte di questa rosa, ci sono valori tecnici e morali per centrare l’obiettivo della salvezza e ne sono convinto. Sono veramente felice di essere qui, ho inquadrato bene quest’organico e c’è qualità per uscire fuori da questo periodo difficile. Conosco bene la serie B, bisogna correre, lottare e sacrificarsi per portare a casa i risultati. Tocca a me dare qualcosa in più allo spogliatoio, partendo dalla serenità e dalla “pazzia”: bisogna lasciarsi alle spalle le tensioni per ripartire nel modo giusto e con lo spirito giusto”. Foscarini prosegue: “Quando la società mi ha chiamato ho accettato promettendo di aiutare la squadra ad accantonare la negatività. Le componenti essenziali per ripartire qui ad Avellino ci sono, spetta a me dare qualcosa in più. Non sono più un allenatore giovane, è il decimo anno che faccio la serie B e ho sempre lavorato per la salvezza: certo, è un ambiente diverso rispetto a Cittadella, ma le difficoltà sono le stesse e sono convinto che la squadra ci darà grosse soddisfazioni. L'interesse personale non mi appartiene: ho voglia di vivere questa esperienza al massimo, sapendo che la gente ci apprezzerà se onoreremo la maglia a prescindere dai risultati”. “Ho sempre firmato un contratto anno per anno: a me interessano le sfide, non i soldi. Sono convinto di poter far bene, in una piazza che considero importante e che trasmette le motivazioni necessarie”.
Foscarini è consapevole delle difficoltà che incontrerà a partire dal primo allenamento che guiderà tra poco: “Bisogna guardare la realtà: nelle ultime cinque partite abbiamo conquistato due punti piombando nei play out. Sulla carta il calendario è difficile: tre scontri diretti, sei partite con chi lotta per la promozione e non è un cammino in discesa. Resto convinto che possiamo farcela, vogliamo ribaltare questa situazione. Bisogna essere incoscienti, accettare la sfida con la voglia di vincerla e di portare tutti dalla nostra parte. Dirò ai giocatori di divertirsi, di entrare in campo con gioia perché il calcio è un gioco e solo con un atteggiamento positivo potremo risalire la china. Non mi aspetto tutto e subito, i recenti risultati hanno inciso sull'aspetto mentale e dovrò essere bravo io a risollevarli. Non stravolgerò nulla, magari proverò a correggere le cose che non stanno funzionando. So, ad esempio, che si subiscono tanti gol e io devo trovare l'equilibrio necessario perchè se ti difendi troppo non proponi granché in avanti. Da metà campo in avanti abbiamo attaccanti interessanti, trequartisti di livello che saltano l'uomo. Mi spaccherò la testa alla ricerca della soluzione giusta, non mi piace che l'Avellino sia remissivo e giochi sulla difensiva. Sembrano discorsi fuori luogo per chi si deve salvare, ma credo in quello che andrò a fare”.
Dal punto di vista tattico il mister si esprime così: “Nella mia carriera non mi sono fossilizzato su più moduli, ma l’idea di base è quella di proporre una difesa a quattro. L’atteggiamento tattico lo studierò di volta in volta, ma non devo inventarmi nulla: quello che conta sarà lo spirito di sacrificio. Secondo me questa squadra non ha espresso il potenziale effettivo, né in casa e né in trasferta. C’è troppa tensione, sta a me scioglierla: bisogna avere coraggio, anche di sbagliare. Come ho detto prima la fase offensiva deve essere messa in condizione di esprimere il suo potenziale”. Sul recente passato dei biancoverdi: “Siamo stati bersagliati dagli infortuni, chi rientrerà ci darà una grossa mano e di questo ne sono sicuro. Bisogna capire come mai ci siano stati tutti questi problemi, non sempre c’è una componente di casualità. Conosco quasi tutta la rosa pur avendone allenati soltanto due, questo mi aiuterà e mi permetterà di lavorare per il meglio e con la convinzione di guidare una rosa che vale molto di più. Il passato non mi interessa, ora è il momento di tirar fuori il carattere”.
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Foscarini chiude con una serie di riflessioni interessanti lanciando un messaggio anche alla tifoseria: “Bisogna restituire entusiasmo anche all’ambiente, questo è chiaro. Il valore umano è determinante in un tecnico come in un allenatore, spero di trasmettere questo concetto alla tifoseria. Non ho chiesto nulla alla società, nessuna garanzia in base al raggiungimento dell’obiettivo: il mio lavoro deve andare oltre il contratto, mi devo impegnare perché rappresento l’Avellino e non per conquistare la riconferma. Credo nei valori di questo gruppo, ma è necessario che tutte le componenti remino nella stessa direzione: mi riferisco anche ai giornalisti e ai tifosi, tutti ci devono stare vicino. Alla società chiedo di appoggiare, nel bene o nel male, le mie scelte, di credere nel mio lavoro. Se manca questa sinergia andremo tutti in difficoltà. Non sono uno che ama parlare, non sono abile a chiacchiere e sono un tipo riservato e riflessivo. A me deve interessare il rettangolo verde, la partita, non altro: mi devo rendere conto che sono in una grande piazza e devo far capire ai media e alla gente cosa sto facendo e perchè. Sono convinto di quello che sto per fare e lo trasmetterò all'ambiente. Conosco questa piazza, i tifosi sono invidiati perchè sono calorosi e sanno coinvolgere la squadra: portandoli dalla nostra parte avremo grossi vantaggi, dovremo dare noi segnali importanti. Non mi piace vedere la squadra che va sotto la curva per essere contestata: dobbiamo trasformare i fischi in applausi, ma alla gente ora non possiamo chiedere nulla”.