Quasi 1500 biglietti venduti in 48 ore, un clima di entusiasmo che non si respira nemmeno quando la Salernitana gioca in casa, decine e decine di pullman che partiranno di primo mattino alla volta della Puglia e la voglia matta di godersi lo spettacolare stadio San Nicola. Sì, perchè la sfida con il Bari è una vera e propria festa, l'occasione per due grandi tifoserie per rinnovare un'amicizia che va ben oltre il risultato dei 90 minuti e che si è consolidata con il passare del tempo anche grazie alla presenza costante del popolo biancorosso al fianco degli ultras granata ogni qual volta si è giocata una gara decisiva o si doveva sposare una lodevole iniziativa di solidarietà. Al netto di questo ennesimo spot per il calcio italiano che meriterebbe le prime pagine dei quotidiani nazionali (al contrario sempre molto precisi se si deve parlare di violenza sugli spalti), la speranza è che i tifosi trascorrano un sabato di gioia anteponendo, però, a tutto, il sostegno alla squadra del cuore che, a prescindere dal clima di festa, ha bisogno ancora di 9 punti per centrare l'obiettivo minimo della salvezza. L'amore per i baresi è un qualcosa di unico, del resto l'accoglienza riservata alla torcida biancorossa è sempre stata speciale ed è sfociata, due anni fa, in una coreografia da brividi, straordinaria, che ancora oggi spopola sul web e che fece venire le lacrime agli occhi anche ai cronisti Sky abituati a palcoscenici internazionali. Quella partita, giocata ufficialmente all'Arechi, ma virtualmente in campo neutro, stava però costando carissimo alla Salernitana e ricordare quel 3-4 deve portare tutti a vivere i 90 minuti con lo stesso entusiasmo e la medesima partecipazione del derby con l'Avellino o della possibile futura gara col Verona. Il gemellaggio non è e non sarà mai in discussione, il mantenimento della categoria- almeno aritmeticamente- lo è e 2000 tifosi che cantano e spingono possono fare la differenza anche in trasferta con la speranza che l'arbitraggio sia equo contrariamente a quanto accaduto in tempi recenti, con la Salernitana puntualmente a reclamare e il Bari indirettamente a ringraziare.
Sarà il ritorno di Colantuono al San Nicola, stadio nel quale non ha certo lasciato un buonissimo ricordo complice anche l'obbligo di allenare un gruppo infortunato per metà e che dunque pagò dazio nel finale. Anche a Salerno il mister non era partito benissimo, ma i giocatori sono felicissimi di lavorare con lui, la società e la dirigenza non lo hanno mai messo in discussione e la sensazione è che si stiano ponendo le basi per un futuro radioso a prescindere dal discorso del centenario. Salvarsi quest'anno, dunque, significa ripartire con le certezze: un allenatore di carisma e spessore che ha un anno in più sulle spalle e che conosce meglio piazza, strutture e giocatori, un parco giocatori che rappresenta un patrimonio anche per la Salernitana che verrà, una società che non ha mai lesinato sforzi economici e che la prossima estate potrebbe intervenire in modo ancora più concreto e cospicuo. Se per davvero si vuole tornare a sognare, in una B che presenterà ai nastri di partenza almeno 10 piazze di categoria superiore, è necessario chiudere bene quest'anno e non serve andare in 2mila a Bari o in 16mila per il derby se poi contro il Cesena, autentico scontro salvezza, si tornerà ai seimila di sempre. Ora più che mai al centro di ogni cosa deve esserci la Salernitana, una squadra che, per tanti motivi, merita di tornare dalla Puglia con tre punti,. In quel caso il finale di stagione diventerebbe interessante e si potrebbero scrivere capitoli futuri al momento nemmeno lontanamente immaginabili.
Gaetano Ferraiuolo