Avellino

 

di Andre Fantucchio

Momenti di tensione all’uscita dall’aula di Gennaro Lametta, imputato nel processo per la strage del bus dell’Acqualonga. L’uomo era proprietario del pullman e fratello dell’autista deceduto nell’incidente nel quale, a luglio del 2013, hanno perso la vita quaranta persone. In aula ha raccontato di come era sicuro della condizione del mezzo perché la revisione veniva fatta annualmente. Ha aggiunto che, se avesse saputo di problemi al pullman, non l’avrebbe mai fatto circolare. (Clicca sulla foto di copertina e guarda il video della collega di 696 Tv Paola Iandolo. A fine articolo tutte le foto)

Dichiarazioni che già in aula erano state accolte con un brusio di disapprovazione dai parenti delle vittime. La situazione è degenerata al termine dell’udienza. Carabinieri e polizia hanno fermato chi cercava di avvicinarsi al proprietario del bus urlandogli: “Assassino!”. Anche il Procuratore Capo, Rosario Cantelmo, e il sostituto Cecilia Annecchini, hanno assistito alla scena e cercato di tranquillizzare i presenti, invitandoli ad aver fede nel lavoro della magistratura. 

Poi gli agenti si sono occupati di scortare Lametta fino all’auto che era parcheggiata in via De Conciliis.  I parenti hanno seguito l’uomo sempre senza cercare il contatto fisico ma solo continuando a inveire contro di lui.

“Noi feriamo con la bocca - hanno urlato - non con le parole!”.

Le grida e la presenza degli uomini in divisa hanno attirato l’attenzione di negozianti e passanti che cercavano di capire cosa fosse accaduto. La freddezza mostrata dagli agenti ha permesso di gestire la situazione. Dopo che l’auto di Lametta è partita i poliziotti hanno infatti ascoltato le parole dei familiari. Avevano le lacrime agli occhi mentre spiegavano che  "Solo chi ha sofferto una perdita e un dolore simile può capire la loro reazione”.