di Siep
Due episodi avvenuti a margine di un fatto di cronaca che ha sconvolto Macerata e l’Italia intera: l’uccisione di Pamela Mastropietro (lo scorso 30 gennaio).
Sono stato individuati i responsabili di messaggi minatori al sindaco di Macerata Romano Carancini e alla Caritas maceratese dopo la morte di Pamela Mastropietro, uccisa e fatta a pezzi.
L’uomo che avrebbe minacciato il sindaco Carancini è di Sesto San Giovanni, mentre è napoletano il presunto autore delle telefonate minatorie al centro ascolto della Caritas. Si tratta di due procedimenti per direttissima speciale, che è prevista in base alla legge Mancino in tema di reati commessi per motivi razziali. Per quanto riguarda il sindaco Carancini, l’imputato avrebbe inviato due mail dal suo cellulare alla scuola Mestica di Macerata. Indirizzo, ha spiegato, scelto perché è il primo che ha trovato.
Il secondo procedimento riguarda invece delle minacce fatte da un napoletano al centro di ascolto della Caritas di Macerata. L’uomo avrebbe insultato l’operatrice, avrebbe accusato la Caritas di dare assistenza agli extracomunitari e avrebbe detto una cosa come «farete una brutta fine». L’uomo, individuato dagli inquirenti, avrebbe poi spiegato che il suo era stato uno sfogo perché vive in una zona dove ci sono molte persone straniere che gli rendono la vita impossibile. Le contestazioni in entrambi i processi saranno di minaccia aggravata dall’odio razziale. Il Napoletano avrebbe telefonato più volte al centro di ascolto della Caritas, nel mese di febbraio: "Vi sta bene quello che vi è capitato a Macerata, così imparate ad aiutare gli sporchi negri" il tenore dei messaggi.
Tutti e due saranno processati, separatamente, per direttissima lunedì a Macerata con l'accusa di minaccia aggravata da motivi di odio razziale. Indagini concluse e processo in vista per un altro episodio: il lancio di mattoni contro la sede maceratese del Gus. Il colpevole è un disoccupato maceratese, adirato perché non era stato assunto per spalare la neve e che pensava gli fossero stati preferiti dei migranti.