Tredici secondi. Il tempo impiegato per sferrare alcuni pugni al volto – “tre individuati con sicurezza”- ed un calcio all'addome della vittima. Tredici secondi costati la vita ad Antonio Parrella, che aveva 32 anni, ed il carcere a Silvio Sparandeo, 28 anni, arrestato questa mattina dalla Squadra mobile con l'accusa di omicidio preterintenzionale. A suo carico un'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Flavio Cusani su richiesta del sostituto procuratore Miriam Lapalorcia, che aveva prospettato l'ipotesi di un delitto volontario aggravato dai futili motivi.
Una conclusione che il giudice non ha però condiviso, ed altrettanto ha fatto, respingendole, anche per le ulteriori richieste avanzate dal Pm: gli arresti domiciliari per Corrado Sparandeo, 32 anni, per la violazione degli obblighi della sorveglianza speciale, e, per favoreggiamento, il divieto di dimora a Benevento e nei comuni limitrofi per Umberto Sferruzzi, 29 anni, e Gianluca Peluso, 27 anni, anche loro della città, difesi dagli avvocati Antonio Leone e Maria Cristina Caracciolo. Un addebito, quello di favoreggiamento, contestato anche a Michele Meoli, 27 anni, di Benevento, e Francesco Napolitano, 51 anni, di Moiano assistiti, tra gli altri dall'avvocato Gerardo Giorgione, per i quali non era però stato chiesto alcun provvedimento di natura cautelare.
Non esiste il dolo omicidiario, Silvio Sparandeo – sostiene il dottore Cusani – non aveva l'intenzione di uccidere Antonio Parrella, un “amico con il quale aveva scherzato per l'intera giornata, con il quale non esistevano motivi di tensione, conflitto o contrasto”. E allora, perchè quella violenza? Secondo il Gip, Sparandeo, picchiandolo, voleva dare una lezione a Parrella, “per aver rovinato il clima di festa proprio al taglio della torta”. Quel banchetto organizzato il 26 luglio del 2017 al ristorante 'Il Triclinio del fauno' doveva celebrare il compleanno della moglie di Corrado Sparandeo.
Diciannove invitati, un complesso musicale che aveva allietato l'appuntamento. Il punto di partenza della ricostruzione curata dalla Procura guidata da Aldo Policastro è l'uso smodato di bevande alcoliche che aveva riguardato tutti gli uomini presenti. Compreso Parrella, la cui “ebbra e smodata euforia” era stata tollerata fino a quando il 32enne aveva “ecceduto, venendo per due volte alle mani con il cantante, Michele Meoli”. In occasione del secondo litigio, accaduto sulla terrazza dove doveva essere servita la torta, Corrado Sparandeo, innervosito dal comportamento di Parrella, gli aveva assestato due schiaffi al volto. Antonio Parrella era poi fuggito, inseguito da Silvio Sparandeo.
Era caduto lungo le scale, si era rialzato ed aveva continuato la sua corsa verso il parcheggio. Anche Silvio Sparandeo era finito a terra, sulla ghiaia dell'area di sosta, ma si era rimesso in piedi, scivolando, glutei a terra, lungo la pendenza di un terrapieno, e raggiungendo Parrella, che a sua volta era caduto per la seconda volta a causa del dislivello dell'ultima parte della scarpata, restando faccia a terra. Erano, secondo l'orario - sfalsato in avanti di circa 18 minuti rispetto a quello reale -della telecamera di un'abitazione vicina, le 21.00.58. Da quel momento erano trascorsi 1 minuto e 56 secondi, scanditi dall'aggressione. Durata, scrive il Gip, non diversi minuti, ma 13 secondi. Quelli nei quali Silvio Sparandeo prima aveva girato il corpo di Parrella, poi lo aveva colpito con tre pugni al viso. Lo avevano bloccato, infine gli aveva rifilato un calcio tanto forte da spostare di qualche centimetro, Parrella, dalla sua posizione. Poi, al pari di un'altra persona, aveva gettato dell'acqua in faccia al 32enne ed era andato via, “resosi conto ben presto del danno fisico procurato”, dopo essersi assicurato che fosse stata chiamata un'autoambulanza.
Enzo Spiezia