Avellino

 

di Andrea Fantucchio 

Tre giorni. Tanto avrebbero impiegato i sette indagati nell'inchiesta su un presunto tentativo di sequestro, a preparare la spedizione punitiva ai danni di un 20enne. Il ragazzo – come emerso dall'indagine dell'antimafia – avrebbe rubato una cifra fra i dodicimila e i quindicimila euro dalla cassaforte dell'autorimessa dove lavorava, attività gestita dai due uomini finiti in carcere. Per altri tre indagati sono stati disposti i domiciliari.

Il furto era stato scoperto la mattina del 6 marzo. I sospettati – attraverso il presunto utilizzo di minacce a conoscenti del ragazzo – avrebbero ottenuto le sue credenziali facebook, individuando il suo rifugio a Roma a casa di un amico. I carabinieri di Avellino avevano così avvertito il 20enne facendolo spostare altrove. Intanto gli indagati avrebbero procurato l'auto e deciso chi doveva andare: un gruppo composto da quattro persone. Mentre i titolari dell'autorimessa sarebbero rimasti in città. Così come consigliato loro da una terza persona. 

Fra la tarda notte del 9 marzo e il mattino del 10 alcuni degli indagati sarebbero arrivati nella città capitolina. Lì, grazie un'applicazione suggerita da uno di loro, ritenevano di aver individuato il nascondiglio del giovane che, intanto, aveva però disattivato i dati del telefono e si era diretto altrove. I sospettati avrebbero così deciso di rivolgersi a un investigatore privato, ma non erano mai riusciti a concretizzare i loro propositi.

Prima di partire per Roma, il gruppo criminale avrebbe cercato il 20enne nell'hinterland avellinese, setacciando diversi hotel della zona. E provando a ottenere informazioni da persone vicine al presunto bersaglio. Avrebbero avuto visioni differenti su cosa fare al ragazzo una volta trovato: fra chi proponeva un'azione di forza sul posto e chi invece suggeriva di "metterlo nel cofano dell'auto" e poi riportarlo indietro. Tutti sarebbero però stati d'accordo ad agire alla svelta poiché temevano che il giovane potesse spendere il denaro rubato. 

Intanto questo pomeriggio sono stati interrogati i due uomini finiti in carcere che hanno deciso di rimanere in silenzio. La difesa degli indagati, affidata fra gli altri agli avvocati Gaetano Aufiero, Carmine Danna e Nello Pizza, è pronta a impugnare le misure cautelari al Riesame. Dove probabilmente i difensori proveranno a evidenziare quelle che ritengono numerose incongruenze nella ricostruzione offerta dall'accusa.