Niente udienze penali il 2 ed il 3 maggio per l'astensione nazionale proclamata dall'Unione delle Camere penali italiane. La protesta è stata indetta per “il mancato inserimento dei decreti legislativi attuativi della riforma penitenziaria nei lavori delle Commissioni speciali parlamentari”. Una situazione che ha indotto i penalisti, “ritenendo necessaria - ancora una volta in prima linea nel richiedere il rispetto dei diritti di tutti i detenuti” - ad una ulteriore ed immediata presa di posizione dell'Avvocatura penale che unifichi e coordini gli sforzi di tutti coloro che si sono impegnati per l'attuazione della Riforma”.
Di qui una mobilitazione nazionale, “per riaffermare, assieme a tutti coloro che in questi mesi si sono espressi a favore di una sollecita ed integrale approvazione dei decreti, il forte dissenso dell'Avvocatura penale nei confronti di una politica che calpesta i diritti fondamentali dei detenuti, negando i principi propri della Costituzione e dei trattati internazionali da tempo sottoscritti dall'Italia”. Blocco delle attività, dunque, salvo i casi previsti dal codice di autoregolamentazione, e a Roma, il 3 maggio, una manifestazione nazionale con la quale “sensibilizzare la politica, l'opinione pubblica e l'informazione, al fine di ottenere l'inserimento dei Decreti Legislativi approvati dal Consiglio dei Ministri nell'ordine del giorno delle Commissioni speciali”.
Nel frattempo, il 16 aprile è in programma una conferenza stampa, “al fine di spiegare le ragioni della protesta e della iniziativa dei penalisti italiani anche per comunicare e valorizzare i dati statistici sulla incidenza della recidiva, che dimostrano come l'effettiva applicazione delle misure alternative, piuttosto che la indistinta carcerizzazione, costituisca un reale incremento della sicurezza di tutti i cittadini, riservandosi ogni ulteriore iniziativa volta all'ottenimento della sollecita entrata in vigore della riforma”.
Esp