di Andrea Fantucchio
Dovranno comparire domani di fronte al giudice per le indagini preliminari i tre indagati, Sabato Ferrante, Antonio e Alessio Romagnuolo, finiti ai domiciliari un'inchiesta su un presunto tentativo di sequestro ai danni di un ventenne. In quella sede, affiancati dai loro avvocati, potranno decidere di chiarire la loro posizione o restare in silenzio, come hanno già fatto gli altri due uomini arrestati nella stessa indagine.
Tutto è nato da un furto di quindicimila euro eseguito dal ventenne nell'autorimessa dove lavorava, gestita dai due uomini finiti in carcere. Per l'accusa il grosso della cifra rubata si trovava in una cassaforte e deriverebbe dall'attività di usura svolta dagli indagati, al momento accusati per il solo tentativo di sequestro.
I sospettati si erano messi alla ricerca del ventenne: decine e decine di intercettazioni nelle quali avrebbero espresso la loro preoccupazione per il furto subito (Leggi tre giorni per preparare il sequestro: ecco come doveva andare). Inoltre, nella loro caccia all'uomo, avrebbero minacciato parenti e amici del ragazzo per scoprire dove fosse nascosto, ingaggiando anche un investigatore privato. Alla fine, per l'organizzazione del sequestro si sarebbe rivelato fondamentale aver scoperto la password di facebook del ragazzo.
Il gruppo incaricato si sarebbe così diretto a Roma, dove avrebbe dovuto rintracciare il giovane avvertito però per tempo dai carabinieri. Erano scattati gli arresti, firmati dal gip, Maurizio Conte.
Una ricostruzione quella dell'accusa che secondo la difesa degli indagati, rappresentata fra gli altri dagli avvocati Gaetano Aufiero, Carmine Danna e Nello Pizza, presenterebbe diverse lacune. A partire dalla destinazione dei soldi rubati che sarebbero riconducibili all'attività svolta nel garage. Probabilmente le misure cautelari saranno impugnate dinanzi al Rribunale del riesame.