Avellino

 

di Andrea Fantucchio 

Fra i parenti delle quaranta vittime del bus precipitato dal viadotto dell'Acqualonga, nel luglio del 2013, serpeggia la paura. Temono che i tempi del processo possano dilatarsi ancora: così è in programma una nuova e significativa manifestazione. Venerdì 20 aprile, in concomitanza con la nuova udienza, organizzeranno una protesta all'ingresso del tribunale di Avellino, dove chiederanno al Ministero delle infrastrutture di rispondere sulla condizione delle barriere stradali il giorno della tragedia. Poi si sposteranno nei pressi del viadotto maledetto dove – se non riceveranno risposta – inizieranno uno sciopero della fame.

Non vogliono che la colpa della tragedia ricada sul solo Gennaro Lametta, proprietario del bus, "reo" comunque a loro dire di “essere autore di frasi sconclusionate”, ma anche su Autostrade. Per i parenti delle vittime, infatti, la versione dei consulenti di Aspi sarebbe ricca di inesattezze. A partire dall'assunto secondo il quale, alla luce della velocità del bus, nessuna barriera poteva contenere l'urto.

Inoltre i familiari delle vittime temono che il giudice Luigi Buono possa richiedere un'ulteriore perizia, per ricostruire l'accaduto, e così inevitabilmente dilatare i tempi del processo. Un'ipotesi non infondata alla luce delle tre ricostruzioni emerse finora che presentano diverse discrepanze. Ve ne abbiamo già parlato.

Per i consulenti della Procura Alessandro Lima, Andrea Demozzi, Lorenzo Caramma e Vittorio Giavotto, “più della metà dei bulloni che assicuravano l'ancoraggio sulla carreggiata della barriera posta sul viadotto dell'A16 Napoli-Canosa è risultata corrosa dal tempo e dagli agenti atmosferici”. Il bus, si sarebbe schiantato con le barriere protettive, poi precipitate, a una velocità di circa 92 km/h, con un angolo non superiore ai 13  gradi.

Per i periti di Auostrade Autostrade (fra i quali i professori Francesca La Torre, Lorenzo Domenichini, Marco Anghileri e Dario Vangi), “il fenomeno di corrosione degli ancoraggi delle barriere stradali, lungo il viadotto dell'Acqualonga,  non fosse prevedibile". Hanno aggiunto che il pullman avrebbe impattato le barriere a una velocità paragonabile ma un angolo maggiore rispetto a quello indicato nella relazione della Procura (92 km/h e 19°). I new-jersey – secondo questa ricostruzione - erano proporzionati al tratto di strada, l’incidente sarebbe stato causato “dalle condizioni del bus e all’imperizia del conducente”.

La terza ricostruzione è quella che proviene dal processo civile. Realizzata dal collegio peritale composto da Enrico De Rosa, Mariano Migliaccio, Mariano Pernetti, Dario Alvino e Salvatore Santoli. Per i consulenti, che hanno focalizzato l'attenzione sul ruolo svolto dal freno di stazionamento, la velocità del bus all'inizio del viadotto era di 67km/h con un margine di errore del 10% e quindi inferiore rispetto a quella calcolata dai consulenti della Procura e da quelli di Autostrade. Nella perizia viene evidenziato il presunto stato non ottimale delle barriere.