Una buona notizia, che quantomeno restituisce un minimo di serenità. La proprietà delle Fonderie Pisano di Salerno ha infatti comunicato ai rappresentanti delle maestranze l’intenzione di ritirare le procedure di licenziamento collettivo avviate nelle scorse settimane dopo la chiusura dello stabilimento.
Un provvedimento, come si ricorderà, adottato all’indomani della revoca da parte della Regione Campania della valutazione di impatto ambientale che ha portato allo spegnimento degli altoforni. Poi, il ricorso - accolto al Tar - in attesa del provvedimento del Riesame. Ma mentre il braccio di ferro andava in scena nell’ennesimo - e certamente non ultimo - capitolo della vicenda, il destino dei 120 lavoratori dello stabilimento restava quanto mai appeso ad un filo. Con la proprietà che si era detta obbligata ad adottare il provvedimento drastico di licenziamento collettivo, nonostante le rimostranze dei sindacati.
Ieri, però, è arrivata la svolta con uno spiraglio importante. Che se non risolve tutti i problemi, quantomeno restituisce un po’ di serenità alle maestranze e alle loro famiglie. Insomma, finalmente dopo mesi di paure, preoccupazioni, presìdi e manifestazioni è arrivata una buona notizia. Ma è chiaro che si tratta di una vittoria parziale, e che comunque non risolve il grosso del problema.
Perché il nodo principale da sciogliere resta la delocalizzazione, senza la quale non ci sarà nessun futuro per le Fonderie Pisano. Del resto, anche i lavoratori ne sono consapevoli: "A Fratte non possiamo più stare, perché nel frattempo - non per colpa della proprietà ma delle scelte politiche degli ultimi decenni - le Fonderie sono finite in un contesto quasi del tutto urbano. E siccome prima ancora che lavoratori siamo cittadini, siamo consapevoli che ce ne dobbiamo andare. Ma almeno - dicono - dateci la possibilità di farlo nei tempi e nei modi giusti senza per questo vedere a rischio il nostro futuro".
Giovanbattista Lanzilli