Avellino

 

di Andrea Fantucchio

“Vite spezzate, “fatte a pezzi” in quel bus maledetto. Ora vogliamo giustizia!”. E' il giorno della rabbia e del dolore. Una sofferenza mai davvero sopita nonostante il tempo trascorso. Anzi, forse sono proprio gli anni che si sono susseguiti senza le risposte sperate ad aver spinto i parenti delle quaranta vittime del bus precipitato dal viadotto dell'Acqualonga, nel luglio 2013, a riunirsi questa mattina di fronte al tribunale di Avellino. Palazzo di giustizia che, udienza dopo udienza, hanno “presidiato”. A volte in silenzio altre, come in questo caso, non riuscendo a frenare la sofferenza che esplode in ogni coro, in ogni pianto che i presenti non riescono a trattenere: madri, padri, fratelli straziati dal dolore di una perdita che non potrà mai essere colmata. (CLICCA SULLA FOTO DI COPERTINA E GUARDA IL VIDEO)

Ideale continuazione di episodi eclatanti: ricorderete  “l'inseguimento” del proprietario del bus della morte, Gennaro Lametta, che è dovuto uscire dal tribunale scortato dalla polizia per raggiungere la sua auto, inseguito dal coro: “Assassino!”. Oggi hanno scelto invece di rinunciare, almeno per il momento, allo sciopero della fame in programma ma non alla manifestazione.

Parole dure quelle alimentate dai megafoni: “Avvocati, giudici, vogliamo giustizia! Una piccola rivincita che non potrà mai restituirci i cari che abbiamo perso, ma ci aiuterà almeno a trovare un po’ di pace e a dare alla loro memoria il rispetto che meritano”. 

Carabinieri e polizia hanno presidiato con attenzione la situazione, anche se i presenti si sono limitati ai cori e la situazione non è mai degenerata. A scatenare la protesta la paura che i tempi del processo possano dilatarsi ancora se il giudice, Luigi Buono, decidesse (ipotesi che sembra accantonata) di disporre una nuova perizia per ricostruire l'accaduto. Ipotesi che se fosse confermata richiederebbe altri mesi prima che si arrivi all'atto conclusivo del processo. 

Ma quella di questa mattina è anche una manifestazione per chiedere al Ministero delle infrastrutture di chiarire, una volta per tutte, i tanti dubbi che aleggiano intorno allo stato delle barriere stradali il giorno dell'incidente. E che assicurino un controllo costante dei new-jersey in tutta Italia, affinché una tragedia simile non debba mai più ripetersi. Proteste vibranti che hanno finito per riempire la scena, immortalata dai media presenti. e relegare in secondo piano quanto accadeva all'interno dell'aula di Corte d'Assise. Dove erano attesi tre testimoni che potrebbero rivelarsi decisivi, fra i quali spicca l'uomo che è stato indicato da Lametta come uno dei meccanici del mezzo. Sarebbe stato proprio lui ad eseguire, con successo, i controlli al bus prima di una gita che ha preceduto di circa quindici giorni quel tragico 28 luglio del 2013.