di Luciano Trapanese

Deve essere davvero un mestiere difficile quello dell'insegnante. Aggressioni, insulti, minacce. E ora – come tutti saprete – i prof sono vittime di bulli, proprio come gli alunni. In quattro mesi sono già 26 i docenti picchiati. Qualcuno, come l'insegnante di Santa Maria a Vico, sfregiata da uno studente non contento di una insufficienza.

Il caso di Lucca è diventato eclatante, anche perché ripreso con il cellulare e postato sui social.

Ma quel professore che subiva in silenzio le minacce degli studenti (testate, insulti, imposizioni: mettiti in ginocchio), racconta l'estremo disagio di tanti suoi colleghi. Quel silenzio ha il sapore della rassegnazione. Del “non c'è nulla da fare”. Una bandiera bianca. Anche per questo inquieta.

Ci sono naturalmente tanti insegnanti capaci di governare una classe. Ma per molti altri la lezione è una disavventura quotidiana.

I bulli di Lucca sono un caso estremo (ma non isolato, anzi). Quello che si è frantumato è il rispetto del ruolo, il riconoscimento della figura del docente. Il “timore” del professore che ha alimentato la vita scolastica di molti – soprattutto i più attempati -, non c'è più.

Basta andare in qualche istituto per capire che il clima è cambiato. Che il rapporto professore/alunno da verticale è diventato orizzontale. Si confrontano alla pari.

Anche per questo quando si dice «la scuola dovrebbe avere un ruolo importante nell'educazione dei ragazzi», si dice una sciocchezza. Poteva essere così una volta. Ora non più. Forse anche la famiglia ha subito la stessa analoga trasformazione. Anche lì genitori e figli sono sullo stesso piano. E forse non è un bene.

Probabilmente è proprio per questo appiattimento che se un figlio va male a scuola per i genitori la colpa non è del ragazzo (che magari non studia), ma del professore. Atteggiamento che spiega le sempre più frequenti aggressioni subite dai docenti da mamme e papà inferociti per la pagella del pargolo.

Quel rapporto alla pari, senza la presenza o il riconoscimento di una qualsiasi autorità, ha come conseguenza l'assenza di regole (che nessuno potrebbe far rispettare). Una orizzontalità che inevitabilmente alimenta anche comportamenti violenti. E che rischia di pregiudicare in modo sostanziale il futuro post scolastico dei ragazzi. Si scontreranno con un mondo pieno di regole, estremamente verticale, competitivo, dove chi sbaglia paga. E a volte paga anche chi non sbaglia. E lì è perfettamente inutile invocare l'intervento di mamma e papà.

La verità è che i nostri insegnanti sono stati lasciati soli. In balìa di riforme scolastiche sempre meno comprensibili e che hanno svuotato il loro ruolo, la loro funzione. Sarebbe quindi ora di smetterla di chiedere loro anche l'incombenza di educare i nostri figli. E' già tanto se riescono a farli studiare. L'educazione è una questione che riguarda le famiglie. E qui il discorso diventa ancora più complicato.