Avellino

 

di Andrea Fantucchio

Continuano gli interrogatori per gli indagati coinvolti nell'inchiesta su un vasto giro di spaccio fra Nola, l'Irpinia e il Sannio (Leggi: "Così l'Irpinia veniva rifornita di cocaina e hashish"). Questa mattina altri quindici sospettati sono comparsi dinanzi al gip. Affiancati dai loro avvocati, fra i quali Roberto Pulcino e Vincenzo Regardi, hanno scelto di non rispondere alle domande del giudice, anche se qualcuno ha voluto rendere dichiarazioni spontanee. Terminati gli interrogatori probabilmente le difese faranno ricorso al tribunale del Riesame dove tenteranno di dimostrare l’infondatezza delle accuse e far cadere le misure cautelari.

L’inchiesta, condotta dall’antimafia, è basata in larga parte sull’attività di intercettazione svolta dalla Mobile nolana. Registrazioni telefoniche e ambientali che hanno permesso agli investigatori di ricostruire il modo di agire di due presunti gruppi criminali che spesso avrebbero collaborato per il controllo delle piazze di spaccio fra Nola, il Sannio e l’Irpinia.

Un’attività di spaccio di cocaina e hashish che andava a rifornire una nutrita offerta di acquirenti: sono decine e decine i consumatori segnalati. Trentadue gli indagati finiti in manette. Numerosi i sequestri effettuati dagli investigatori durante l’indagine che è durata oltre tre anni.  Per gli inquirenti il centro dell’attività di spaccio era rappresentata dal nolano e, grazie a dei “ganci”, aveva ramificazioni nelle altre province. In alcuni casi la vendita degli stupefacenti sarebbe stata definita attraverso facebook e whatsapp. Non un episodio isolato: sono sempre di più i criminali che ricorrono ai social network. Spesso anche per individuare i propri bersagli. Questa volta si è rivelata una scelta sbagliata: gli investigatori sono riusciti a risalire agli autori della presunta attività di spaccio.