di Siep

Uno studente di 13 anni si è presentato oggi in classe con una pistola scenica nello zaino e così si è scatenato il panico. E' successo in una scuola media dell' hinterland napoletano, prevedibile e immediata la reazione di docenti, preside e amministrazione della scuola. Il ragazzo ha mostrato l'arma finta, priva del tappo rosso, a due compagni di classe: sono intervenute le maestre e la dirigente scolastica ha chiesto l'intervento dei carabinieri i quali hanno sequestrato la pistola. Il ragazzo è stato affidato ai genitori, entrambi incensurati.

Insomma, ancora una volta a scuole, tra i banchi accade qualcosa che niente ha a che fare con compiti, studio e formazione. Giorno dopo giorno i media italiani mostrano video che mostrano studenti minacciare professori e prendersi gioco di luoghi e ruoli del mondo della formazione e della didattica.

Nell'ultimo video un nuovo schiaffo alla scuola italiana, ai milioni di professori, all'esercito di studenti e presidi che credono nella missione formativa dell'istituzione scolastica. «Interrogato! Buco di c...». Al posto della professoressa, in cattedra, si è seduto lo studente. Braccia tatuate, viso da sbruffone, sghignazza, mentre viene ripreso con il cellulare da un compagna, in un liceo romano ai Parioli. Una bravata che potrebbe essere stata studiata a tavolino. La professoressa, intanto, distribuisce quello che sembra essere un compito, noncurante di quello che il suo allievo sta facendo.

Unico appunto al ragazzo che sta filmando il tutto, da parte della docente: «I telefoni devono stare lì», dice. Il video si interrompe proprio a questo punto, non prima che l'alunno, salito in cattedra, possa ripetere quel “bucio di c...” con una spavalderia accolta con i sorrisi dei suoi compagni. Le sue “gesta” sono poi state condivise sui social e diffuse anche via Whatsapp tra i ragazzi. Insomma, un nuovo video che mostrerebbe una sorta di rassegnazione passiva da parte di un presunto docente. Ma è una situazione tutta da verificare e di certo si tratta di un caso diverso da quello di Lucca dove gli alunni hanno offeso il loro docente o quello di Lecce, dove i bulli hanno usato la maglietta di un compagno per pulire la lavagna.