Benevento

Nessun dubbio per il Pm e le parti civili, tanti, invece, quelli sollevati dalla difesa, che ha evocato il concorso di colpa della vittima. Difficile da spiegare ai familiari di chi non c'è più. Erano in aula, questa sera, quando il giudice Sergio Pezza, dopo aver ringraziato tutti gli avvocati (“Per il contributo dato al mio convincimento”) ha letto il dispositivo della sentenza con la quale, concessa l'equivalenza tra attenuanti generiche ed aggravanti, ha condannato ad 1 anno, pena sospesa, l'ingegnere Gianvito Bello, 58 anni, di Benevento, riconosciuto responsabile, con “una colpa del 60%”, di aver causato la morte del professore Diodoro Cocca, 64 anni, originario di San Marco dei Cavoti, centro del quale era stato anche sindaco, ma da anni residente in città, avvenuta il 7 febbraio del 2014.

Come si ricorderà, il docente del Liceo Scientifico Rummo aveva perso la vita lungo la statale Appia, investito dalla Mercedes guidata da Bello. Il dramma si era consumato tra le contrade San Vito ed Epitaffio. Secondo gli inquirenti, mentre si trovava all'incirca al centro della carreggiata di destra, Cocca era stato investito dalla Mercedes classe A che Bello stava guidando in direzione del capoluogo. In seguito all'impatto, il malcapitato era finito contro il parabrezza, poi era stato sbalzato sul tettuccio dell'auto e, infine, sull'asfalto. Inutile ogni soccorso.

Per Bello anche la sospensione della patente per otto mesi, e, al pari della compagnia assicurativa – rappresentata dall'avvocato Edoardo Strazzullo, sostituito dal collega Roberto Pulcino- il risarcimento dei danni, da liquidarsi in separata sede, alle due parti civili e il pagamento a ciascuna di esse di una provvisionale di 30mila euro.

E' l'epilogo di primo grado di un processo scandito da più consulenze e da una perizia affidata dal dottore Pezza all'ingegnere Luigi Di Matteo. Il rappresentante della pubblica accusa aveva proposto la pena di 1 anno, sottolineando “l'eccessiva velocità del conducente -74 chilometri all'ora, superiore al limite dei 50 - lungo un tratto con vari accessi privati”. Argomenti sui quali avevano insistito anche gli avvocati Nino Lombardi e Giorgio Dei Santi, legali delle parti civili, secondo i quali Bello “avrebbe potuto evitare il pedone, ma non lo ha visto perchè era distratto, come conferma l'assenza di tracce di frenata”.

Dal canto loro, gli avvocati Luigi Giuliano e Giuseppe Stellato, difensori dell'imputato, oltre a porre l'accento sull'incertezza relativa alla velocità, avevano ricordato le parole “dell'unica testimone oculare” della tragedia, prospettando una ricostruzione in base alla quale Cocca sarebbe stato investito mentre si trovava sul ciglio della statale. “Era uscito da una pizzeria perchè un amico, che attendeva, aveva sbagliato e si era infilato in una stradina senza uscita. Lui stava tentando di far fare la manovra a quell'auto quando era sopraggiunto Bello, che se l'era trovato di fronte all'improvviso. Non lo aveva visto perchè lui non era in strada”. Poi la camera di consiglio e la decisione. Erano da poco trascorse le 18.30: “Bello responsabile al 60%”.

Esp