di Luciano Trapanese
L'infiltrazione della malavita organizzata nei comuni è cosa nota. Ma i numeri segnalano una crescita costante della presenza camorristica nelle amministrazioni. Oltre alla capacità dei clan di reinvestire, occupare, incidere fin nel profondo il tessuto economico della regione. Anche per i reati tradizionali c'è una evoluzione, ovvero: l'usura e le estorsioni sostenibili, che oltre a garantire introiti alle “famiglie” non hanno un peso distruttivo sulle vittime e sulle loro attività imprenditoriali e commerciali. Anzi. Senza contare le varie operazioni di riciclaggio in attività “legali” e la capacità di indirizzare anche indirettamente le scelte politiche di decine di amministrazioni comunali. Senza escludere qualche azienda sanitaria (nella sola Campania l'Asl 4 di Pomigliano d'Arco e l'Ospedale Sant'Anna e San Sebastiano a Caserta).
Gli ultimi cinque comuni sciolti per infiltrazioni Caivano, Bompensiere, Platì, Manduria e Limbardi si aggiungono ai 303 enti locali già colpiti dallo stesso provvedimento dal 1991, anno di entrata in vigore della legge. 101 sono stati sciolti dal 2012 (quando è iniziata la crisi economica, e non è un caso). 21 lo scorso anno e 12 in questi primi quattro mesi. Un trend a dir poco inquietante.
Maglia nera è la Campania, con 105 provvedimenti. Segue la Calabria con 103, poi la Sicilia (72) e la Puglia (12). Da qualche anno i provvedimenti toccano anche il nord: Piemonte (3), Liguria (3), Lazio (2), Lombardia (1). Nella nostra regione comuni come Quindici, Casal di Principe, Grazzanise e Pagani sono stati sciolti più volte.
Campania, record di intimidazioni agli amministratori
La Campania è anche la regione dove è più alta la proporzione tra intimidazioni e comuni poi sciolti per camorra. Intimidazioni che vengono commesse in modi svariati. Da quelle più gravi ed esplicite: incendi di auto, di abitazioni, con l'utilizzo di armi da fuoco, ordigni esplosivi, o aggressioni fisiche. A quelle più lievi (lettere, telefonate minatorie, minacce), da non sottovalutare, perché alimentano il clima di paura tra amministratori e cittadini. Anzi, una parte rilevante delle dimissioni di sindaci o assessori, nei comuni finiti nel mirino dei criminali, è dovuta proprio a questo tipo di intimidazioni.
Infiltrazioni nei comuni più piccoli. I motivi
Il radicamento e l'infiltrazione della malavita organizzata riguarda soprattutto i comuni più piccoli e non necessariamente in aree degradate. E' proprio nel centri con meno abitanti che ci sono le condizioni più favorevoli: scarsa attenzione dei mezzi di informazione e dell'opinione pubblica, possibilità di eleggere candidati con un numero limitato di voti, capacità di influenzare le scelte della amministrazione, spesso minore presenza delle forze dell'ordine. Del resto quasi tutti i comuni colpiti dal provvedimento di scioglimento rispondono a queste caratteristiche.
I clan nell'economia legale
E' in costante aumento – secondo il rapporto dell'Osservatorio Antimafia – la presenza della criminalità organizzata nell'economia legale.
E in particolare nel settore delle costruzioni (incluse le grandi opere), del commercio, del turismo, della ristorazione, dell'autotrasporto, del divertimento (settore che include il gioco d'azzardo e le attività sportive).
Le modalità per ottenere il controllo anche di grandi aziende sono piuttosto semplici, e si ripetono. Questo lo schema adottato per consentire ad un clan di gestire un colosso del trasporto: i padroncini, legati all'organizzazione, cono scioperi e proteste mettono in discussione e a rischio l'azienda. I proprietari chiedono l'intervento dell'organizzazione criminale. Un aiuto e una protezione che poi consente alle cosche di controllare l'azienda. In qualche caso anche le multinazionali.
Sono consistenti e continue anche le infiltrazioni della criminalità organizzata nel mondo della sanità. Un settore che consente notevoli prospettive di guadagno, ma che è ambito anche per altri due motivi: è strumento di legittimazione sociale e porta con sé anche benefici politico elettorali.
I comuni in affari con i clan
C'è poi quell'area grigia, dove il rapporto tra camorra e amministrazioni comunali diventa quasi sinergico. Un business dove guadagnano entrambi, uccidendo però gli imprenditori veri.
Accade quando gli enti locali si muovono seguendo una logica criminale (è accaduto in molte delle realtà sciolte per infiltrazioni): un'impresa privata, spesso costituita dal soggetto pubblico (che piazza ai vertici parenti e amici), prospera grazie a commesse pubbliche e le organizzazioni criminali garantiscono vantaggi reciproci (vi ricorda qualcosa?).
Traffico di droga? No grazie, meglio la sanità
Ci sono poi le attività tradizionali delle organizzazioni criminali. Anche qui c'è da registrare una evoluzione. Riguardano in particolare narcotraffico, estorsioni e usura, contraffazione, gioco d'azzardo, caporalato, prostituzione, traffico d'armi e traffico di esseri umani.
Sul traffico di stupefacenti molti gruppi malavitosi (per ora soprattutto della 'ndrangheta), iniziano a preferire un profilo più basso (su quell'attività i controlli delle forze dell'ordine sono stringenti, le condanne pesantissime), preferendo investire gli enormi guadagni accumulati in settori dell'economia legale, come lavori pubblici, edilizia, sale giochi, sanità. Il mercato della droga sarebbe stato lasciato nelle mani di gruppi criminali stranieri, che sono in forte espansione e preoccupano soprattutto alcune regioni del nord. A suscitare allarme sono le organizzazioni dell'est europeo (comprese le componenti balcaniche, russe e georgiane), cinese, centrafricana (in particolare quelle nigeriane), nordafricana e sudamericana. Ogni gruppo ha il suo settore di attività.
Estorsione 2.0: ci guadagno anche le vittime
Estorsione e usura sono diventate “sostenibili”, e vengono imposte con modalità molto più sofisticate rispetto al passato. E' stato rilevante il supporto di consulenti ed esperti in campo fiscale, commerciale e finanziario. In pratica i clan riescono a realizzare una convenienza anche da parte delle vittime, che possono usufruire – si legge nel rapporto - «di una serie di complicità e favori». Oltre a rendere, con questi sistemi, anche molto più difficile qualsiasi attività di indagine.
I clan sono costellazioni d'impresa
Le conclusioni della Commissione parlamentare Antimafia sono molto preoccupanti, in particolare per la Campania: «I principali cartelli camorristici coincidono ormai con sofisticate costellazioni d’impresa, con reti in cui si stabiliscono relazioni invisibili ma solidissime. Basta che un’impresa fiduciaria d’interessi mafiosi si collochi in una posizione dominante perché espanda le sue capacità di controllo su una più ampia filiera affaristica, commerciale e imprenditoriale. La dissoluzione dei corpi intermedi, a sua volta, finisce per assegnare alle organizzazioni camorristiche il riconoscimento tacito di una sorta di pretesa ad assumere direttamente le funzioni di rappresentanza politica e sociale».