Benevento

Sentenza annullata, e nuovo processo d'appello, e rimissione in libertà, dopo poco meno di tre anni di detenzione, per Annamaria Rame, 55 anni, moglie di Domenico Pagnozzi, capo dell'omonimo clan di San Martino Valle Caudina.

Sono le decisioni adottate, rispettivamente, dalla Cassazione e dalla Corte di appello di Napoli. In particolare, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'avvocato Dario Vannetiello ed ha disposto un nuovo giudizio di secondo grado per Annamaria Rame, che nel febbraio 2016 era stata condannata con rito abbreviato, dal gup del Tribunale di Napoli, a 12 anni.

Rame era rimasta coinvolta, come si ricorderà, nell'indagine diretta dalla Dda e condotta nell'ottobre 2014 dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Benevento e dai carabinieri di Avellino sul clan Pagnozzi. Un'inchiesta per la quale, oltre a lei, anche altre cinque persone – compreso lo stesso Domenico Pagnozzi – erano state condannate con rito abbreviato. Per altri diciotto imputati è invece in corso il processo dinanzi al Tribunale di Benevento, che vivrà una nuova udienza dopo l'estate, quando sarà completato il lavoro di trascrizione delle intercettazioni telefoniche ed ambientali.

Nel mirino degli inquirenti, una serie di vicende racchiuse nelle accuse, prospettate a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso e, con l'aggravante di aver agevolato il clan, di estorsione (in relazione alla costruzione di 33 alloggi Iacp a Montesarchio), riciclaggio, falso, tentata introduzione nel sistema informatico di una banca di Londra per trasferire somme pari a 50 milioni di euro sul conto corrente acceso da una società a Beirut, turbativa di gara per i lavori di ristrutturazione della scuola elementare e materna di Bonea.

Per la donna, ritenuta dagli inquirenti il vertice del clan durante la sottoposizione al regime del carcere duro a cui era ed è ancora sottoposto il coniuge, la pena era poi stata ridotta in appello a 10 anni. Ora la pronuncia della Cassazione, che, contrariamente al Procuratore generale, che si era espresso per la inammissibilità della impugnazione, l'ha accolta, ordinando un ulteriore processo d'appello per Rame, e dichiarando invece inammissibili i ricorsi presentati per gli altri imputati.

La scarcerazione è invece arrivata dalla Corte di appello di Napoli, che ha detto sì all'istanza dell'avvocato Vannetiello basata su una modalità di calcolo dei termini di custodia cautelare che ha incrociato il consenso dei giudici. Ecco perchè Annamaria Rame ha potuto lasciare la casa circondariale di Lecce, dove era rinchiusa in regime di alta sicurezza.

Esp