di Cristiano Vella
Lacrime e applausi. E' il modo, diametralmente opposto ad hashtag robotici #vincereèlunicacosacheconta e ai blitz di Vinovo, con cui il Napoli, squadra e tifosi, saluta uno scudetto che seppur miracoloso sarebbe stato possibile.
Soccombe, in dieci fin dal sesto minuto, il Napoli sotto i colpi della Fiorentina: ma l'aveva perso a Milano il Napoli lo scudetto, coi segnali chiari ed inequivocabili equivoci che hanno portato le loro ripercussioni già dal sesto minuto, un nuovo inequivocabile equivoco con il mezzo per chiarire gli equivoci, il Var, riadattato a nuovo equivoco.
Segnali chiari, che hanno annullato quel barlume di forze residue rimaste a chi, con le debolezze umane ha provato, riuscendoci fino a un punto impensabile, a concorrere con altro.
Sembrava Ettore contro Achille: l'eroe di carne contro una sorta di cyborg assistito da dei sempre benevoli, sempre sensibili, sempre pronti a metter mano in modo lecito o meno per sistemare le cose del loro assistito, dei casalinghi e perimetrali evidentemente poco influenti fuori da olimpi nazionali, degni di complimenti di parte nel post combattimento.
Tant'è: la tripletta di Simeone è come il Pelide che porta a spasso il corpo martoriato di Ettore... i cani verranno dopo il triplice fischio.
Si finisce tra gli applausi dunque: la delusione, la rabbia, e ogni sentimento negativo che naturalmente aleggia tra i supporters azzurri lasciano spazio alla gratitudine per chi, con frecce e lance ha combattuto un esercito.
Una lezione di umanità, naturalmente priva di alcuna utilità ma lì resta.
Perché nulla di diverso dagli applausi può andare a Insigne, Reina, Callejon, Mario Rui, Hisay, ad Allan ultimo dei samurai: hanno fatto qualcosa che va molto oltre le loro corde, guidati da Sarri che li ha resi da normali a semidei, capaci di sfidare l'Olimpo e quasi conquistarne la vetta, cadendo, ma chi se ne frega. Sono arrivati senza energie, senza gamba, feriti nella mente e nel corpo e hanno perso contro tutto e tutti. Onore a loro.
Nessun onore, per contro, a chi per l'ennesima volta, con un gruppo di eroi tra le mani ha preferito ispirarsi al Mister Micawber di Dickens, piuttosto che pensare ai poemi epici, lasciandoli soli, senza voce, senza aiuto, quando avevano palesemente bisogno. Il risultato è stata una squadra stremata dalle fatiche, con Mertens, Callejon, Hamsik ormai cotti, ma mai vinti, boccheggianti... sarebbe bastata una borraccia, si è preferito sfidare il destino e tutto il resto ancor più di quanto non lo si stesse facendo...con lo stesso risultato ottenuto.
Nessun onore a chi preferisce farneticazioni basate su sceneggiature alla Asimov, di fronte a compiacenti e compiaciuti scriba e microfonine, piuttosto che la concretezza delle cose terrene, delle cose di campo.
E con la frase tanto amata da chi onore non ne merita, rubata ad un dialetto non suo, “Ccà nisciun è fesso” si chiuderà palesemente un ciclo, quello sì, degno di ogni onore.
Non è fesso Sarri, con tre record di punti consecutivi e il suo nome sulla bocca del mondo intero, che si farà ricoprire d'oro da chi in caso di bisogno qualche borraccia te la lancerà.
Non è stato fesso Reina, stanco di discussioni degne di scenari alla Dickens e alla Victor Hugo (lo scrittore, non quello della Fiorentina) e già altrove nonostante l'amore viscerale, ampiamente ricambiato, per la città.
Non saranno fessi Mertens, Koulibaly, Callejon, Jorginho e chissà chi altri, che sfrutteranno i colori con cui li ha dipinti quello splendido artista di mister Sarri, e andranno a far bella mostra di sé in Guggheneim, Prado e Louvre vari, che con tutto il rispetto per Capodimonte, restano Guggheneim, Prado e Louvre.
Discorsi che naturalmente non intaccano di una virgola il ragionamento del mr. Micawber dickensiano romano napoletano, semmai lo fortificano: sarà ricoperto d'oro, oro che servirà a pescare altre croste che altri artisti in potenza renderanno capolavori...con i tempi che ne conseguono, con i prezzi che ne conseguono. Uno su tutti, carissimo per i tifosi ed estremamente economico per mister Micawber, sarà ritornare a distanze siderali dalle vette e l'allontanare ulteriormente prospettive di vittorie. Ma è solo contorno, attenzioni peraltro immeritate, oggi è il giorno degli applausi per quelli, loro sì, che hanno il coraggio di provarci, non per altri.