Era morta probabilmente già sabato scorso Antonietta Ciancio, 68 anni, insegnante in pensione, trovata ieri pomeriggio cadavere dai carabinieri di Sapri. Il corpo senza vita era nell'abitazione che la donna divideva con il marito, il 75enne Gabriele Milito, rintracciato poco dopo a Lagonegro. L'uomo è ora in stato di fermo per omicidio volontario e si trova nel carcere di Potenza. Il cadavere della moglie, in evidente stato di decomposizione, aveva una ferita da arma da fuoco alla testa. La donna si trovava a letto, distesa, con la camicia da notte, il volto reso irriconoscibile dal colpo. Sarebbe stata uccisa nel sonno, a dirlo il medico legale che ha effettuato una prima ispezione.

Gerardo Milito è attualmente sotto interrogatorio nella caserma dei carabinieri di Sapri: ad ascoltarlo i militari e il procuratore capo di Lagonegro, Vittorio Russo, che coordina le indagini. A dare l'allarme sono stati proprio i familiari di Antonietta, preoccupati per l'assenza di notizie della donna che non rispondeva da giorni al telefono. I vicini della coppia avevano anche notato un cattivo odore provenire dall'appartamento: così i carabinieri e vigili del fuoco sono entrati nella casa, nel centro di Sapri, attraverso un balcone, facendo la macabra scoperta.

Sono subito scattate le ricerche del marito, rintracciato a Lagonegro, dove la coppia si recava spesso in vacanza. Milito, ragioniere in pensione, sarebbe apparso in stato di choc, avrebbe fornito spiegazioni confuse sull'accaduto e sui motivi della sua fuga. La coppia, che ha due figli avuti dal precedente matrimonio dell'uomo, era molto nota e stimata a Sapri: i due anziani coniugi venivano visti spesso passeggiare insieme sul lungomare, e i conoscenti li descrivono come persone legate e tranquille.

Il piccolo centro costiero ai confini tra Campania e Basilicata è sconvolto e incredulo per quanto accaduto. Nelle menti di tutti torna il dolore per la morte di un'altra donna avvenuta alcuni anni fa nella vicina Vibonati: il 30 novembre 2014 Pierangela Gareffa fu uccisa dal marito con una coltellata. Nel luglio scorso è stata inaugurata una panchina rossa in sua memoria.

Il colpo di pistola che ha ucciso la 73enne sarebbe stato esploso mentre in camera da letto ieri mattina maneggiava una pistola regolarmente detenuta. E' questa la tesi sostenuta dal marito della vittima. Nell'abitazione dei coniugi sono al lavoro anche i carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche. Le risultanze delle loro indagini saranno poi confrontate con quelle dell'autopsia che il medico legale eseguirà nelle prossime ore.

Sara Botte