Napoli

“Guardi che glie’o faccio giocà davero eh?”.  Questa frase pare sia stata pronunciata dall’ottimo Carletto Mazzone all’indirizzo di Corrado Ferlaino, durante la sua breve esperienza napoletana. Una frase che aveva il sapore della provocazione: si narra che Ferlaino chiedesse a più riprese a Mazzone di far giocare Calderon, forse il bidone più grande nella storia del Napoli, e che all’ennesima richiesta il mister spazientito gli rispose quasi minacciandolo che avrebbe fatto giocare l’argentino per davvero, sottintendendo che non sarebbe stato affatto un bello spettacolo.
E dunque, bisogna stare attenti con richieste troppo pressanti, la morale è questa. Oltre a Mazzone ce lo insegna Adl, che dopo una settimana di silenzio su quanto accaduto alla sua squadra e alle altre nell’ultimo week end calcistico ha deciso di intervenire. E forse era meglio non invocare un suo intervento, dati i contenuti.


In sostanza gli errori arbitrali non valgono nulla, certo qualche forma di sudditanza c’è, ma questo in Italia come in Europa, e alla lunga non è quello che ha pesato nella lotta scudetto, no. La colpa è di Sarri. Già, proprio così: la squadra è arrivata col fiato corto perché il mister fa giocare sempre gli stessi, che alla lunga si stancano e dunque per questo si è perso lo scudetto, non per altro.
Che Sarri farà 90 punti con una rosa risicata a cui non è stato aggiunto praticamente nessuno rispetto agli altri record di punti che sempre Sarri ha compiuto poco conta: doveva farne cento facendo giocare di più Ounas e Rog, è palese. Perché se Sarri a gennaio dice che gli serve almeno un esterno e Adl giustamente lo accontenta mandando Giuntoli all’esterno dell’hotel in cui si fa il calciomercato è colpa di Sarri. Perché facendo giocare Rog e Ounas di più il Napoli avrebbe vinto le poche partite che ha steccato quest’anno.


Perché in Europa si può dire che Collina va licenziato per i danni fatti alla Juve, in Italia meglio dare la colpa a Sarri.
E dunque, tutta colpa di Sarri. Additato sulla Gazzetta a responsabile del mancato scudetto, ennesimi panni sporchi lavati in mondovisione prima che col diretto interessato. Strategia peraltro spesso utilizzata da De Laurentiis: licenziò in diretta Marino, fece così con Mazzarri, strigliò in mondovisione la squadra dopo il Real Madrid provocando già allora le ire di Sarri e della squadra. Fece lo stesso con Reina che oggi spiega che il suo addio è principalmente legato alla volontà di non proseguire il rapporto con De Laurentiis. Si è lasciato male con Cavani, Benitez, Higuain. Insomma, non un campione nei rapporti umani che certo, non valgono quanto lo scudetto del bilancio tanto caro ad Adl.


Un antipasto di addio? Probabile, conoscendo Adl: serve un colpevole per giustificare la non vittoria, la fine del ciclo, gli addii e la ripartenza. E’ già accaduto in passato e probabilmente accadrà adesso: appresso ad Adl si muoverà la muta delle tenute presidenziali tra editoriali e interventi nei bar sport. Già si sente l’eco dei “Sarri non ha avuto coraggio andandosene al Chelsea e non proseguendo la sua avventura a Napoli”, “Sarri alla fine ha vinto meno di Mazzarri e Benitez”, “Sarri dice le parolacce”, “Sarri fuma”.
Se ne sentiva effettivamente il bisogno alla vigilia delle ultime tre gare di campionato, con lo scudetto che matematicamente sarebbe ancora possibile…ma ahinoi, Adl, che è sempre un passo avanti già sa che è inutile metterci il pensiero, che lo scudetto è sfumato e che è colpa di Sarri.

Di Cristiano Vella