“L'assoluta gravità del fatto indica una presenza criminale di particolare pericolosità”. Esprime così tutta la sua preoccupazione, evitando ogni valutazione sull'indagine che da oltre settantadue ore lo ha completamente assorbito, il Procuratore Aldo Policastro. Il 'numero uno' degli inquirenti sanniti ed il sostituto Assunta Tillo sono alle prese con una storia agghiacciante, scritta con modalità camorristiche. Perchè non può essere definita diversamente la scelta di uccidere una persona e poi di bruciarla con la sua auto.
L'immagine di quel corpo carbonizzato rinvenuto in una Fiat Punto alla località Cepino di Tocco Caudio, sul monte Taburno, che con il passare dei giorni sembra sempre più concretizzare – pur nell'inevitabile attesa della conferma che arriverà dall'esame del Dna – l'ipotesi che si tratti di quello di Valentino Improta, il 26enne di Montesarchio scomparso da mercoledì sera, rimanda a scenari già purtroppo osservati, e non in occasioni isolate, in altre realtà della nostra regione, ma non nel Sannio. Dove, evidentemente, la criminalità ha compiuto un salto di qualità impressionante, affidandosi ad una efferatezza fin qui sconosciuta.
Un segnale inquietante che restituisce uno spaccato di complicata interpretazione. Ci stanno lavorando la Procura ed i carabinieri, la netta sensazione è che, quale che sia il risultato che otterranno, questa terribile vicenda offra più di un motivo di preoccupazione. Ha imposto all'attenzione dell'opinione pubblica, turbandone pesantemente uno sguardo non sempre sensibile a ciò che si verifica al di là del proprio 'orticello', un delitto compiuto con un modus operandi orrendo, con una volontà distruttrice senza precedenti. Non che nella nostra provincia siano mancati gli omicidi e i tentativi di far sparire le vittime, ma nulla di paragonabile con quanto accaduto ora.
Se l'uomo trovato sul lato guida della Punto è davvero Valentino Improta (la macchina era intestata alla madre), cosa può aver combinato di tanto grave da meritare una simile sorte? Il giovane era molto preoccupato: per aver ricevuto un avviso di garanzia nell'inchiesta sulla rapina del 10 aprile a Montesarchio, seguita, a distanza di due settimane, dalla morte di un 83enne che si trovava con la sorella, anch'ella anziana, nell'abitazione teatro del raid, o per altro?
Sono i dubbi che si rincorrono da giorni, riempiendo l'attività investigativa che dovrà risolverli. Resta, nel frattempo, lo sconcerto; resta, soprattutto, la convinzione che ogni limite sia stato superato. C'è in giro gente pronta a tutto.
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