Benevento

Nei loro confronti era stata avanzata dal sostituto procuratore Miriam Lapalorcia una richiesta di misura cautelare che il gip Flavio Cusani aveva però respinto nell'ordinanza con la quale aveva invece disposto la custodia in carcere per Silvio Sparandeo, 28 anni, di Benevento, arrestato dalla Squadra mobile il 10 aprile perchè accusato dell'omicidio preterintenzionale di Antonio Parrella, 32 anni, morto al Rummo il 27 luglio dello scorso anno per le conseguenze delle botte subite, la sera precedente, durante una festa di compleanno in un locale.

Nessun provvedimento era stato perciò adottato all'epoca per Corrado Sparandeo, 32 anni – erano stati proposti i domiciliari per la violazione degli obblighi della sorveglianza speciale-, e, per favoreggiamento, per Umberto Sferruzzi, 29 anni, e Gianluca Peluso, 27 anni, anche loro della città, per i quali il Pm avrebbe voluto fosse applicato il divieto di dimora a Benevento e nei comuni limitrofi. Tre indagati a piede libero, dunque, ora destinatari di un invito a comparire.

Lunedì prossimo, accompagnati dal loro difensore, l'avvocato Antonio Leone (per Sparandeo anche l'avvocato Maria Cristina Caracciolo), saranno in Procura per essere interrogati. Resta da capire se si avvarranno della facoltà di restarsene in silenzio o se risponderanno alle domande degli inquirenti, evidentemente finalizzate a ricostruire ogni minimo aspetto di una vicenda drammatica. Sulla quale, come è noto, una settimana fa si è pronunciato il Riesame, che ha confermato l'ordinanza a carico di Silvio Sparandeo, ritenuto responsabile di aver colpito con tre pugni al volto ed un calcio all'addome la vittima. Un'accusa che Silvio Sparandeo aveva respinto quando si era trovato di fronte al dottore Cusani, sostenendo di aver assestato a Parrella solo qualche schiaffo, nel tentativo di farlo riprendere, ma nessun calcio.

Esp