Salerno

Ergastolo, non ci sono dubbi per i giudici. E' arrivata poco prima delle 23 la sentenza che ha condannato al carcere a vita, come mandanti ed esecutori del duplice omicidio consumatosi 3 anni fa a Fratte, Matteo Vaccaro, il figlio Guido e l’amico Roberto Esposito.

La sentenza pronunciata dalla presidente della Corte d’Assise, Lucia Casale. Era il maggio del 2015 a morire nell'agguato con tre colpi di pistola Antonio Procida, 41 anni, e il 38enne Angelo Rinaldi. Il delitto in via Magna Grecia, nel quartiere di Fratte, nel primo pomeriggio, intorno alle 16.20.

Per gli inquirenti fu un omicidio in chiaro stile camorristico. Un agguato in piena regola. Le vittime vennero raggiunte da tre colpi di pistola a distanza ravvicinata, esplosi a bruciapelo.Procida fu centrato da due proiettili  alla spalla destra ed uno al braccio, Rinaldi da un solo colpo, diritto al cuore.

Momenti di tensione e lacrime al momento della sentenza nell'aula bunker del carcere di Fuorni, i familiari delle vittime, costituitisi parte civile, sono scoppiati in lacrime. Un omicidio che secondo la ricostruzione dei magistrati è stato messo a segno per mantenere «il controllo del territorio ed assicurarsi il predominio criminale».

All'epoca dei fatti si era in piena campagna elettorale per le regionali del 2015. Il boss di Ogliara Matteo Vaccaro e le due vittime entrarono in contrasto per la gestione delle affissioni dei manifesti nella zona. Forse l'ultima goccia che ha condannato chi aveva osato sfidare il clan e il suo potere sul territorio. Procida al culmine di un litigio in un bar avrebbe sfidato Matteo Vaccaro dicendogli: “sei vecchio non conti più nulla”, “tempo tre giorni e ti uccido” , la risposta del boss, che non si è fatta attendere.

Ad incastrare gli imputati sono state le telecamere di videosorveglianza presenti nella zona che hanno seguito i loro spostamenti a bordo di due motorini, e diverse testimonianze, tra cui quella di un pentito che in carcere avrebbe raccolto proprio la confessione di Esposito.

 

S.B.