Napoli

Fin da quando prese il Napoli, in quella tribolata estate passata a seguire cronache giudiziarie sotto l'ombrellone e non il calciomercato, De Laurentiis ha sempre dichiarato che il fiore all'occhiello del Napoli sarebbe stata la Primavera, che sarebbe stata ribattezzata “scugnizzeria”: un punto di riferimento per tutti i giovani di Napoli e zone limitrofe, un serbatoio di talenti per la prima squadra.
Passato qualche anno, dopo aver messo la base a Sant'Antimo, poco o molto poco fu fatto, poche o pochissime le occasioni in cui le giovanili del Napoli hanno fatto parlare di sé.


Era il 2013, il Napoli si apprestava a giocare il prestigioso trofeo Gamper contro il Barcellona, quello che nell'immaginario del tifoso partenopeo resta per il gol meraviglioso in rovesciata di Cavani, annullato, più che per il risultato finale (fu un 5 a 0 per i Blaugrana che mise in evidenza come la difesa a 3 di Mazzarri a livello europeo era un concetto molto vicino a quello del male assoluto). Alla vigilia della gara estiva De Laurentiis, al seguito della squadra, dichiarò di quanto fosse onorato di visitare le strutture del club allora indiscutibilmente migliore al mondo, e che avrebbe preso esempio dalla “cantera”, che sfornava talenti a go go (in quell'occasione, giovanissimi, giocarono Sergi Roberto, Bartra, Thiago Alcantara, Fontàs) per costruire la scugnizzeria.


Sono passati cinque anni da allora: di simile alla cantera del Barcellona c'è veramente poco. Gli investimenti per le giovanili fatti dal Napoli sono tra i più bassi d'Italia, i dati degli ultimi anni non sono noti, nel 2015 la società era tra le ultime in Italia per i fondi del bilancio destinato alle giovanili. Le strutture di allenamento sono rimaste quelle iniziali: Sant'Antimo, con un solo campo da calcio a 11, due da 8 e uno più piccolo...anni luce lontani non dal Barcellona, ma anche dall'Atalanta .


I risultati sono evidenti: negli ultimi sei campionati primavera il Napoli solo una volta si è classificato quinto, miglior piazzamento, arrivando a disputare i playoff contro il Chievo, uscendo al primo turno, il resto sono stati piazzamenti in zona tranquilla e gli ultimi campionati nelle zone basse della classifica.
Il cambio dell'allenatore storico, l'ex centravanti della Lazio Saurini, con il maestro di Sarri, Beoni, non sembra aver sortito grossi effetti.
I prodotti del vivaio praticamente inesistenti: l'ultimo giocatore lanciato ad alti livelli è stato Insigne, che oggi ha 27 anni, volendo ci si potrebbe aggiungere Izzo, regalato al Genoa anni fa. Gli ultimi calciatori più o meno bravi usciti dal settore giovanile partenopeo, Roberto Insigne, Dezi, Bifulco, giocano in B a fasi alterne.


Si è provato negli ultimi anni ad investire prendendo giovani promettenti al di fuori della Campania: Leandrinho, che avrebbe dovuto essere una stellina, non sembra stia mantenendo le promesse, Zerbin preso dai dilettanti al nord mostra buoni numeri, Luperto preso qualche anno fa dal Lecce, è fresco di promozione con l'Empoli dove ha giocato un ottimo campionato.
Poco, in ogni caso, davvero molto poco per la squadra che da cinque anni è stabilmente in Europa e nel 90 per cento dei casi sul podio del campionato di serie A.
Ma a prescindere dai risultati, che si sa con le giovanili sono assolutamente marginali, è un progetto, un piano di investimenti che latita, al di là dei proclami: che fine ha fatto la Scugnizzeria?

Cristiano Vella